Streptomicina

Streptomicina

 

La Streptomicina si usa per curare la tubercolosi e altre infezioni batteriche.

 

Che cos’è la Streptomicina?

Si tratta di un aminoglicoside, di un antibiotico che elimina i batteri sensibili alla sua azione arrestando la sintesi di proteine che servono per la sopravvivenza del microbo.

 

Come si prende la Streptomicina?

Di solito la Streptomicina si assume tramite iniezione fatta dal dottore.

 

Effetti collaterali della Streptomicina

Il primario effetto collaterale della Streptomicina è la diarrea.

 

È fondamentale avvertire immediatamente un dottore in presenza di:

rash

orticaria

problemi respiratori

sensazione di oppressione al petto

gonfiore di bocca, viso, labbra o lingua

bruciore, intorpidimento o pizzicori

disturbi di equilibrio

confusione

capogiri

febbre

dolore alla testa

perdita dell’udito

debolezza muscolare

nausea

rumori nelle orecchie

convulsioni

sintomi di disturbi renali (alterazioni nella minzione o nelle urine)

problemi respiratori

tic

stanchezza o debolezza

vomito

 

Avvertenze

La Streptomicina potrebbe intossicare i nervi, principalmente in presenza di disturbi renali, In certe situazioni è stata collegata a seri disturbi muscolari o respiratori. L’utilizzo per molto tempo di questo antibiotico può anche provocare una seconda infezione.

Prima della somministrazione di streptomicina è fondamentale avvertire il dottore:

di probabili allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o a ogni altro medicinale (nello specifico ad altri antibiotici) o cibo

degli altri farmaci, dei fitoterapici e degli integratori che si stanno prendendo, nello specifico altri aminoglicosidi, amfotericina B, bacitracina, cefalosporine, cisplatino, colistina, ciclosporina, diuretici, mannitolo, Fans, paromomicina, polimixina B, vancomicina o viomicina

nel caso in cui si soffra (o si abbia sofferto) di disturbi all’udito, ai nervi o ai muscoli, Parkinson o problemi renali

in presenza di disidratazione

in presenza di gravidanza o allattamento al seno

È anche fondamentale avvertire sempre dottori, chirurghi e dentisti dell’assunzione di Streptomicina.

Studio elettrofisiologico con ablazione trans catetere del circuito della tachicardia

Studio elettrofisiologico con ablazione trans catetere del circuito della tachicardia

 

La necessità più o meno urgente di interrompere l’aritmia verrà determinata dai sintomi e dalla situazione in cui si verifica la tachicardia.

Dopo aver risolto l’episodio aritmico si può procedere con la terapia attualmente riconosciuta come gold standard, ossia lo studio elettrofisiologico con ablazione trans catetere del circuito della tachicardia. Nei pazienti con doppia via nodale il decorso della via rapida all’interno del nodo atrioventricolare corrisponde al tratto superiore e anteriore, mentre il tratto posteriore corrisponde alla via lenta. Lo studio elettrofisiologico prevede l’esecuzione delle stimolazioni atriali e ventricolari mirate ad evidenziare la presenza della duplicità nodale AV. Una volta confermata la presenza di doppia via nodale e fatta diagnosi di TRN, si procede all’ablazione della via lenta: vengono, pertanto, erogati dei polsi puntiformi, millimetrici, di radiofrequenza, effettuati con un catetere ablatore, in corrispondenza della via lenta, in modo da interrompere la conduzione elettrica lungo uno dei due bracci del cortocircuito (la via lenta anterograda). Dopo aver eliminato la via lenta viene nuovamente eseguito lo studio elettrofisiologico per poter così confermare la buona riuscita della procedura, registrando l’impossibilità ad indurre nuovamente tachicardie. L’esame elettrofisiologico e l’ablazione vengono effettuati in anestesia locale, procurata a livello inguinale destro. Gli elettrocateteri necessari per lo studio elettrofisiologico e per l’ablazione vengono introdotti attraverso la puntura della vena femorale. Il pomeriggio stesso il paziente si può alzare e la mattina successiva può essere dimesso.

Sucralfato

Sucralfato

 

S’impiega per trattare e prevenire la ricomparsa delle ulcere duodenali. Può essere altresì somministrato – in combinazioni con altri farmaci, ad esempio antibiotici – per trattare e prevenire la ricomparsa delle ulcere causate da alcune infezioni batteriche (in particolare quelle da Helicobacter pylori).

 

Come funziona il Sucralfato?

E’ un principio attivo dall’effetto protettivo nei confronti delle cellule che aderisce ai tessuti danneggiati dalle ulcere e li difende dagli acidi e dagli enzimi al fine di favorirne la guarigione.

 

Come si assume il Sucralfato?

Viene somministrato via bocca, di solito sotto forma di compresse o soluzioni liquide. Il trattamento delle ulcere richiede generalmente l’assunzione di quattro dosi giornaliere e può durare fino a otto settimane, mentre quello per prevenirne la ricomparsa è in genere basato sulla somministrazione di due compresse al dì.

Deve essere assunto a stomaco vuoto, due ore dopo o un’ora prima dei pasti.

 

Effetti collaterali del Sucralfato

Il principale effetto indesiderato associabile al suo utilizzo è la costipazione.

È opportuno contattare subito un medico in caso di:

difficoltà a respirare

difficoltà a deglutire

gonfiore a volto, gola, lingua e labbra

orticaria

rash

prurito

 

Controindicazioni e avvertenze del Sucralfato

Eventuali antiacidi devono essere somministrati almeno mezz’ora prima o dopo il Sucralfato.

Prima di assumerlo è inoltre necessario informare il medico:

circa la presenza di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o a qualunque altro farmaco

di medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato (citando in particolare anticoagulanti, cimetidinanorfloxacina, ofloxacina, fenitoina, quinidina, ranitidina, sparfloxacina, tetraciclina, , cinoxacina, ciprofloxacina, digossina, enoxacina, ketoconazolo, levofloxacina, levotiroxina, lomefloxacina, acido nalidixico e teofillina)

se si soffre (o si è sofferto nel pregresso) di malattie renali, diabete, disturbi gastrointestinali o qualsiasi condizione che possa causare difficoltà a deglutire o tossire

in caso di donne gravide o in fase di allattamento

Sufentanile

Sufentanile

 

Il Sufentanile si usa come anestetico durante gli interventi chirurgici.

Può anche venire usato in combinazione con altri medicinali per minimizzare il dolore con un’anestesia epidurale.

 

Che cos’è il Sufentanile?

Si tratta di un analgesico narcotico. Opera direttamente sul cervello e sul sistema nervoso centrale minimizzando il dolore e anestetizzando.

 

Come si prende il Sufentanile?

Il Sufentanile viene dato tramite iniezione.

 

Effetti collaterali del Sufentanile

Tra gli eventuali effetti collaterali del Sufentanile troviamo anche:

ansia

stato confusionale

costipazione

problemi a camminare

capogiri

sonnolenza

secchezza della bocca

dolore alla testa

indigestione

prurito

nausea

vomito

 

È fondamentale avvertire immediatamente un dottore in presenza di:

rash

orticaria

problemi respiratori

sensazione di oppressione al petto

gonfiore di bocca, viso, labbra o lingua

allucinazioni

rigidità muscolare

convulsioni

battito cardiaco rallentato o irregolare

respiro rallentato

disturbi respiratori

debolezza

 

Avvertenze

Un abuso di sufentanile può provocare dipendenza. L’utilizzo del medicinale può anche alterare le capacità di guida e di manovrare macchinari pericolosi.

Prima della somministrazione di sufentanile è fondamentale avvertire il dottore:

di probabili allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o a ogni altro medicinale o cibo

degli altri farmaci, dei fitoterapici e degli integratori che si stanno prendendo, nello specifico naltrexone, amiodarone, antifungini, betabloccanti, benzodiazepine, calcio antagonisti, cimetidina, farmaci contro l’HIV, antibiotici, MAO inibitori, fenotiazine, sibutramina, sodio oxibato e barbiturici

nel caso in cui si soffra (o si abbia sofferto) di diabete, asma o altri disturbi respiratori, disturbi di pressione, crescita di masse cerebrali anomale, disturbi cardiaci, patologie epatiche o renali, pancreatite o aritmie

se si ha la febbre

di recenti traumi cranici

nell’eventualità di gravidanza o allattamento al seno

Sulbactam

Sulbactam

 

Il Sulbactam si usa combinato con le penicilline e altri antibiotici beta-lattamici per curare le infezioni batteriche nel caso in cui l’antibiotico selezionato per la terapia sarebbe altrimenti inattivato dell’enzima beta-lattamasi.

È per esempio consigliato nella cura di certe infezioni da pseudomonas, da stafilococco resistente alla meticillina e di infezioni ginecologiche, intra-addominali e della cute.

 

Che cos’è il Sulbactam?

Il sulbactam blocca l’enzima beta-lattamasi, svolgendo così un effetto protettivo rispetto agli antibiotici che sarebbero inattivati dalla sua azione.

 

Come si prende il Sulbactam?

Il Sulbactam si può prendere per bocca o in forma di iniezioni (in vena o intramuscolari).

 

Effetti collaterali del Sulbactam

Tra gli effetti collaterali gravi del sulbactam troviamo anche dermatite esfoliativa e soppressione del midollo osseo.

Tra gli altri suoi eventuali effetti collaterali troviamo anche:

dolore alla testa

affaticamento

dolori addominali

disturbi alla minzione

epistassi

infiammazione della lingua

senso di malessere

 

È meglio avvertire immediatamente un dottore in presenza di:

rash

orticaria

prurito

problemi respiratori o di deglutizione

sensazione di oppressione al petto

gonfiore di bocca, viso, labbra o lingua

convulsioni

 

Avvertenze

Prima di prendere Sulbactam è fondamentale avvertire il dottore:

di probabili allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o a ogni altro medicinale (nello specifico alle penicilline o ad altri antibiotici) o cibo

degli altri farmaci, dei fitoterapici e degli integratori che si stanno prendendo

delle patologie e dei disturbi di salute di cui si soffre (o si ha sofferto), nello specifico il diabete

se si prendono anticoncezionali orali

in presenza di gravidanza o allattamento al seno

È anche fondamentale avvertire i dottori, i chirurghi e i dentisti dell’assunzione di Sulbactam.

Sulfadiazina

Sulfadiazina

 

La Sulfadiazina si usa soprattutto per curare o prevenire la meningite meningococcica, la febbre reumatica o la toxoplasmosi.

 

Che cos’è la Sulfadiazina?

La Sulfadiazina blocca lo sviluppo e la proliferazione dei batteri disturbando la sintesi di acido folico da parte dei microbi.

Come si prende la Sulfadiazina?

Di solito la Sulfadiazina si prende per bocca in forma di pastiglie.

Effetti collaterali della Sulfadiazina

 

Tra gli eventuali effetti collaterali della Sulfadiazina troviamo :

capogiri

sonnolenza

dolore alla testa

gastrointestinali

perdita dell’appetito

nausea

vomito

 

È fondamentale avvertire immediatamente un dottore in presenza di:

rash

orticaria

prurito

problemi respiratori

senso di oppressione al petto

gonfiore di bocca, viso, labbra o lingua

sangue nelle feci

cianosi

urine scure

diminuzione nella quantità di urine prodotte

svenimenti

battito cardiaco accelerato

allucinazione

male alle articolazioni

irritazione al cavo orale o piaghe

pallore

dolore alla gola continuo o febbre

cute arrossata, vesciche o gonfiori

macchie rosse o violacee sottopelle

convulsioni

diarrea grave o continua

gravi scottature

male o crampi allo stomaco

problemi nella minzione

stanchezza o debolezza

irritazione o perdite vaginali

ittero

 

Avvertenze

La Sulfadiazina può alterare le capacità di guidare o di manovrare macchinari pericolosi; questo effetto si può accentuare con gli alcolici o con altri medicinali. Può accrescere la sensibilità della cute al sole, modificare i risultati degli esami delle urine in chi è affetto da diabete e, sempre nei diabetici, provocare ipoglicemia.

La Sulfadiazina non si deve mai prendere durante le ultime settimane di gravidanza e nei primi 2 mesi di allattamento, se si soffre di anemia collegata a mancanza di acido folico e in presenza di gravi malattie renali o blocco della vescica.

Inoltre prima di cominciare la cura è fondamentale avvertire il dottore:

di probabili allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o a ogni altro medicinale (soprattutto ai sulfonamidi) o cibo

dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi, rammentando di menzionare nello specifico indometacina, probenecid, salicilati, anticoagulanti, metotressato, diuretici e sulfoniluree

se si soffre (o si ha sofferto) di diarrea, dolore alla gola, infezioni gastrointestinali, asma, disturbi epatici o renali, mancanze di G6PDH, porfiria o altre patologie del sangue

in presenza di gravidanza o allattamento

È, infine, fondamentale avvertire dottori, chirurghi e dentisti dell’assunzione di Sulfadiazina.

Sulfisoxazolo

Sulfisoxazolo

 

Il sulfisoxazolo si usa nella terapia e nella prevenzione di infezioni collegate a numerosi batteri, sia Gram-positivi che Gram-negativi.

Per esempio si utilizza nella terapia di infezioni delle vie urinarie serie, reiterate o continue, della meningite meningococcica, dell’otite media acuta, del tracoma, delle congiuntiviti da inclusione, le nocardiosi, la toxoplasmosi e del cancroide.

 

Che cos’è il Sulfisoxazolo?

Il sufisoxazolo ostacola i batteri dal generare acido folico bloccando l’enzima agente della sintesi di un suo precursore. In questa maniera inibisce lo sviluppo dei microrganismi.

Come si prende il Sulfisoxazolo?

Il sulfisoxazolo si prende per bocca.

 

Effetti collaterali del Sulfisoxazolo

Prendere a lungo o reiteratamente sulfisoxazolo può accrescere il pericolo di altre infezioni. Inoltre la cura può incrementare la sensibilità della cute al sole, può disturbare i test per la misurazione dei livelli di chetoni nelle urine e può provocare ipoglicemia.

Tra gli altri suoi eventuali effetti collaterali troviamo anche:

capogiri

sonnolenza

dolore alla testa

gas

perdita dell’appetito

nausea

vomito

 

È fondamentale avvertire immediatamente un dottore in presenza di:

rash

prurito

gonfiore a viso, occhi, labbra, lingua o gola

problemi respiratori

sensazione di oppressione al petto

sangue nelle feci

cianosi

urine scure

diminuzione delle urine prodotte

svenimenti

battito cardiaco accelerato

allucinazioni

mali articolari

irritazione del cavo orale

pallore

dolore alla gola continuo o febbre

cute arrossata, gonfia o con vesciche

macchie rosse o violacee sotto la cute

convulsioni

diarrea grave o continua

gravi reazioni al sole

male o crampi addominali

problemi di minzione

stanchezza o debolezza inusuali

irritazione o perdite vaginali

ittero

 

Avvertenze

Il sulfisoxazolo non è indicato al termine della gravidanza, nei primi due mesi di allattamento, in presenza di anemia da mancanza di acido folico, di seri problemi renali o di blocchi della vescica.

La cura può alterare le capacità di guidare o di manovrare macchinari pericolosi, principalmente se contemporanea a quella di alcolici o di altri medicinali.

Prima di prendere sulfisoxazolo è fondamentale avvertire il dottore:

di probabili allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, ad altri farmaci (nello specifico a sulfamidici), a cibi o a ogni altra sostanza

dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi, nello specifico anticoagulanti, metotressato e sulfoniluree

se si soffre (o si ha sofferto) di diarrea, dolore alla gola, infezioni gastrointestinali, asma, mancanza di G6PDH, patologie ematiche, epatiche o renali

in presenza di gravidanza o allattamento

Bisogna assolutamente avvertire dottori, chirurghi e dentisti dell’assunzione di sulfisoxazolo.

Sulpiride

Sulpiride

 

La Sulpiride viene utilizzato come antidepressivo, antipsicotico e aiuta la digestione.

Si usa principalmente nella terapia della schizofrenia, di cui minimizza frequenza e intensità dei sintomi. Inoltre può venire consigliato in presenza di altri disturbi psichiatrici, tipo la sindrome di Tourette e la corea.

 

Che cos’è la Sulpiride?

Si tratta di un antipsicotico. Blocca certi recettori per il neurotrasmettitore dopamina, alterando così l’attività cerebrale.

 

Come si prende la Sulpiride?

La Sulpiride si assume per bocca, di solito in forma di pastiglie da prendere due volte al dì.

 

Effetti collaterali della Sulpiride

Tra gli eventuali effetti collaterali della sulpiride troviamo anche:

sonnolenza

assenza di energie

crescita di peso

costipazione

disturbi nella sfera sessuale

impotenza e disturbi di eiaculazione

problemi a dormire

naso chiuso

confusione

vista appannata

sovraeccitazione

agitazione

aggressività

alterazione del colore della cute o degli occhi

crescita della sensibilità al sole

 

È fondamentale avvertire immediatamente un dottore in presenza di:

rash

orticaria

prurito

problemi respiratori

senso di oppressione al petto

gonfiore di bocca, viso, labbra o lingua

febbre elevata

rigidità muscolare

svenimenti

sonnolenza eccessiva

 

Avvertenze

La Sulpriride può alterare le capacità di guidare o di manovrare macchinari pericolosi; può anche aumentare la sensibilità al sole.

La Sulpiride non si deve prendere in combinazione con altri antipsicotici. Inoltre prima di cominciare la terapia è fondamentale avvertire il dottore:

di probabili allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o a ogni altro medicinale o cibo

dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi, rammentando di menzionare nello specifico anticonvulsivanti, antidolorifici, antiaritmici, antidepressivi, antiepilettici, antistaminici, antimalarici, tranquillanti e medicinali per dormire

se si soffre (o si ha sofferto) di stati di agitazione o aggressività, disturbi renali, epatici o cardiaci, pressione elevata, disturbi respiratori, depressione, epilessia, ipertrofia prostatica, Parkinson, miastenia gravis, ittero, glaucoma a chiusura d’angolo, manie o ipomanie, porfiria, patologie del midollo osseo, feocromocitoma e tumore al seno dipendente dalla prolattina.

in presenza di gravidanza o allattamento

È fondamentale avvertire dottori, chirurghi e dentisti dell’assunzione di Sulpiride.

Sunitinib

Sunitinib

 

E’ prescritto per il trattamento di alcune forme di cancro (all’esofago, allo stomaco o all’intestino in alcune tipologie di pazienti).

Trova altresì utilizzo per la cura di alcuni tipi di tumore al rene o al pancreas.

 

Che cos’è il sunitinib?

Contribuisce a contrastare la crescita delle cellule tumorali inibendo gli enzimi chinasi.

 

Come si assume il sunitinib?

E’ somministrato via bocca, in genere sotto forma di capsule.

 

Effetti collaterali del sunitib

Può causare gravi problemi al fegato, sindrome da lisi tumorale, decolorazione di pelle e capelli, encefalopatia posteriore reversibile, problemi alla mascella, gravi reazioni cutanee, gravi problemi del sangue e al cuore. Può anche aumentare le proteine nelle urine e nei reni e ridurre la glicemia, il numero di piastrine e la capacità dell’organismo di combattere le infezioni.

Fra gli altri suoi possibili effetti collaterali si possono includere:

mal di testa

indigestione

leggera perdita dell’appetito o mal di stomaco

bocca e lingua gonfie o irritate

senso di nausea

fastidi allo stomaco

sensazione di stanchezza

difficoltà nel dormire

dolori a braccia o gambe

dolori alla schiena o alle articolazioni

variazioni del gusto

stato di costipazione

scariche di diarrea

capogiri

epidermide secca, spessa o screpolata

conati di vomito

debolezza

perdita di peso corporeo

 

È importante ricorrere subito alle cure di un medico in caso di:

febbre, brividi o mal di gola o tosse persistente

sbalzi d’umore o del comportamento

debolezza, dolore o sensibilità a livello muscolare

intorpidimento o pizzicore a mani o piedi

debolezza da un singolo lato del corpo

grave dolore o gonfiore di stomaco

cambiamenti del colore della pelle, arrossamenti, surriscaldamento o gonfiore

difficoltà nel parlare

dolore o gonfiore alla mascella

emorragie

problemi epatici

complicanze alla tiroide

problemi al surrene

problemi visivi

rash

orticaria

prurito

difficoltà a respirare

senso di pesantezza o oppressione o dolore al petto

gonfiore a bocca, volto, labbra o lingua

insolita raucedine

dolore, arrossamenti, gonfiore o sensibilità a braccia, polpacci o gambe

vesciche o rash su palmi o piante dei piedi

stato di confusione

svenimenti

battito accelerato, rallentato o irregolare

 

Controindicazioni e avvertenze

Ne può essere sconsigliato l’impiego in caso di anomalie nei test per la funzionalità epatica o problemi al fegato (scatenati dal sunitinib stesso e in caso di assunzione di iperico).

Durante la cura non si deve mangiare pompelmo né berne il succo.

 

Prima del trattamento è importante rendere edotto il medico:

circa la presenza di eventuali allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a qualsiasi altro farmaco, ad alimenti o ad altre sostanze

dei medicinali, dei fitoterapici e degli integratori già assunti in passato, citando in particolare i bisfosfonati e l’iperico

se si sono mai assunti bisfosfonati

se si soffre (o si è sofferto in pregresso) di problemi renali, epatici o muscolari, scompenso cardiaco congestizio, angina, battito cardiaco irregolare o rallentato o altri problemi al cuore, gonfiore o vesciche in bocca, intorpidimenti o senso di pesantezza alla mascella, perdita di denti, infezioni, embolia polmonare, problemi o interventi chirurgici ai vasi sanguigni, diabete, ipoglicemia o iperglicemia, pressione alta, problemi nei livelli di elettroliti nel sangue, disturbi emorragici, problemi ai surreni o alla tiroide, problemi ai denti, convulsioni, dolore a bocca, denti o mascella

in caso di insufficiente igiene orale

in caso di rischio di complicanze cardiovascolari

in caso di recenti ictus o attacco ischemico transitorio

in caso di dialisi

in caso di recenti traumi

in caso di programmati interventi chirurgici

in caso di donne gravide o in fase di allattamento

Durante il trattamento è consigliabile curare l’igiene e la salute dentale ed evitare determinate procedure dentistiche.

Le donne in età fertile devono altresì impiegare efficaci metodi contraccettivi.

Tacchino

Tacchino

 

Che cos’è la carne di tacchino?

Uccello galliforme di grande stazza, il tacchino fa parte della famiglia dei Meleagridi. Il tacchino comune (Meleagris gallopavo) è la specie più conosciuta e viene commercializzato in tutta l’America Settentrionale. Le femmine di tacchino hanno solitamente delle dimensioni più ridotte e un piumaggio distinguibile dai colori meno accesi. Esistono di diverse razze di tacchino da allevamento nel mondo per le carni, le uova e le piume. Certi esemplari raggiungono i 10-13 kg (per questo sono denominati giganti); le razze allevate in Italia sono di dimensioni minori.

 

Quali sono le proprietà nutrizionali del tacchino?

Di solito la carne della coscia del tacchino ha più lipidi e meno proteine del petto. Mediamente 100 grammi di carne di carne cruda di tacchino privata della pelle contengono 107 Calorie e includono approssimativamente:

74 g di acqua

22 g di proteine

2,4 g di lipidi

63 mg di colesterolo

118 mg di sodio

235 mg di potassio

0,8 mg di ferro

11 mg di calcio

190 mg di fosforo

27 mg di magnesio

1,8 mg di zinco

9 µg di vitamina A retinolo eq.

0,05 mg di vitamina B1 o Tiamina

0,2 mg di vitamina B2 o Riboflavina

8 mg di vitamina B3 o Niacina (o vitamina PP)

0,6 mg di vitamina B6

7 µg di vitamina B9 o acido folico

1,24 µg di vitamina B12

0,2 µg di vitamina D

 

Quando non consumare la carne di tacchino?

A oggi non si conoscono interazioni fra il consumo di carne di tacchino e l’assunzione di medicinali o altre sostanze.

 

Reperibilità della carne di tacchino

La carne di tacchino si acquista durante tutto l’anno.

 

Eventuali benefici e controindicazioni

Numerosi sono i benefici che possono venire dal consumo di carne di tacchino, che ha proteine dal valore biologico elevato e molto ferro. Grazie a queste sue caratteristiche nutrizionali e grazie anche al fatto che si tratta di una carne tenera (quindi più facilmente masticabile e digeribile confronto ad altri tipi), il tacchino è facile da inserire in regimi alimentari anche di bambini, anziani e persone in convalescenza. Visto che è una carne altamente proteica e con ridotto contenuto di grassi, è anche uno dei tipi di carne più spesso presenti nei regimi alimentari dall’introito calorico scarso e nelle diete per gli atleti.

Non ci sono controindicazioni al consumo di carne di tacchino, che viene anzi consigliata principalmente a ragazzi, sportivi e anziani (a meno che non si abbia un’allergia specifica a questa carne).

 

Disclaimer

Le informazioni riportate sono solo indicazioni generali e non soppiantano in nessuna maniera l’opinione del dottore. Per assicurarsi un’alimentazione sana e bilanciata è sempre meglio fare affidamento sui consigli del proprio medico curante o di un esperto nutrizionista.

 

Tachicardia da rientro nodale (TRN)

Tachicardia da rientro nodale (TRN)

 

Patologia che rientra nella categoria delle tachiaritmie: si tratta di una delle più comuni tachicardie sopraventricolari. Questa patologia rappresenta il 60% di tutte le tachicardie sopraventricolari e colpisce prevalentemente il sesso femminile e i giovani adulti.

Gli episodi di tachicardia da rientro nodale vengono percepiti come accessi di batticuore molto rapido e regolare ad insorgenza e interruzione improvvisa. La durata degli episodi può variare da pochi secondi ad alcune ore e, salvo concomitanti patologie cardiache, vengono generalmente ben tollerati. Tra i sintomi più comuni sono inclusi palpitazioni, lipotimia, ansia, dolore toracico e dispnea. È possibile che si verifichi una sincope (svenimento comune) nei casi in cui l’aritmia si presenti a una frequenza ventricolare molto elevata.

Che cosa accade?

In condizioni normali il battito cardiaco generatosi nel nodo seno atriale (situato nell’atrio destro), si propaga negli atrii e raggiunge il nodo atrio-ventricolare, che è la sola via di comunicazione elettrica tra atri e ventricoli; da qui c’è il passaggio al fascio di His e al sistema di conduzione intraventricolare.

Nei pazienti con tachicardia da rientro nodale AV il nodo si comporta come se fosse formato da due vie di conduzione distinte: una a conduzione più rapida e l’altra a conduzione più lenta.

Gli episodi di tachicardia si verificano quando, in conseguenza di una extrasistole, l’impulso percorre in senso anterogrado la via lenta e trova la via rapida capace di condurre l’impulso in senso inverso, retrogrado, scatenando un “micro-corto circuito” all’interno del nodo atrioventricolare che provoca la contrazione contemporanea di atrio e ventricolo.

Diagnosi

Una precisa descrizione dei sintomi, ed in particolare delle circostanze e modalità di presentazione degli episodi di tachicardia, può indirizzare il cardiologo verso la diagnosi corretta.

L’elettrocardiogramma registrato durante l’episodio aritmico è diagnostico in quasi tutti i casi. La diagnosi di certezza del meccanismo della tachicardia si effettua attraverso lo studio elettrofisiologico endocavitario.

Trattamenti

L’urgenza nella necessità di un trattamento dell’aritmia verrà determinata dall’entità dei sintomi e dal contesto clinico: la risoluzione del singolo episodio può essere spontanea o conseguente a manovre o farmaci che agiscono sulle capacità conduttive delle vie nodali.

Solitamente si tentano prima di tutto delle manovre di stimolazione vagale: massaggio del seno carotideo, manovra di Valsalva.

Se le manovre non si dimostrano efficaci, verranno impiegati farmaci come l’adenosina o i calcio antagonisti.

Una volta risolto l’episodio acuto, si procede con la terapia attualmente riconosciuta come gold standard, lo studio elettrofisiologico con ablazione trans catetere. Durante lo studio elettrofisiologico, una volta confermata la presenza di doppia via nodale e fatta diagnosi di tachicardia da rientro nodale, si procede all’ablazione del circuito, in particolare all’ablazione della via nodale AV lenta.

Come si può prevenire?

Non esiste una strategia di prevenzione in quanto si tratta un’aritmia che dipende da specifiche caratteristiche elettriche intrinseche del nodo atrioventricolare. Quando si manifestano i sintomi e si fa la diagnosi, il paziente va indirizzato allo studio elettrofisiologico ed all’ablazione.

Deve essere segnalato il fatto che esiste una certa familiarità dell’aritmia, anche se non vi è una vera trasmissione genetica.

Tachicardia ventricolare (TV)

Tachicardia ventricolare (TV)

 

Si tratta di un’aritmia quasi sempre rapida secondaria a ritmo cardiaco accelerato che nasce dai ventricoli. Se tutti i battiti si originano dallo stesso sito ventricolare si definisce monomorfa, altrimenti polimorfa. Possono essere sostenute o non sostenute, a seconda della loro durata.

Che cos’è la tachicardia ventricolare e da cosa è causata?

La tachicardia ventricolare è rappresentata da un ritmo cardiaco accelerato originato dai ventricoli. Viene definita monomorfa se tutti i battiti presentano la stessa morfologia all’elettrocardiogramma, ossia se originano dallo stesso sito ventricolare; si definisce polimorfa in caso contrario. In base alla durata vengono definite sostenute o non sostenute, tollerate o non tollerate in base all’eventuale perdita di coscienza durante l’aritmia. La tolleranza di una tachicardia ventricolare dipende dalla frequenza cardiaca, dalla funzione di pompa del cuore e dall’efficacia di una risposta vasocostrittiva periferica.

Generalmente si verificano in presenza di alterazioni strutturali del muscolo cardiaco che determinano dei circuiti di rientro in cui un singolo impulso elettrico circola indefinitamente nelle camere ventricolari. Il substrato più frequente è la presenza di una cicatrice infartuale. La displasia/cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro rappresenta invece una causa non ischemica di tachicardia ventricolare correlata ad alterazioni strutturali. Più di rado vengono determinate da focolai ventricolari che generano automaticamente impulsi elettrici accelerati. In base alla presenza e al tipo di cardiopatia associata, le tachicardie ventricolari sono associate a prognosi più o meno maligne. Una delle più frequenti cause di tachicardia ventricolare benigna è rappresentata dalla tachicardia ventricolare a origine dal tratto di efflusso del ventricolo destro, di tipo focale.

Una forma particolare di tachicardia ventricolare è rappresentata dalla “torsione di punta”: si tratta di una forma polimorfa e a frequenza molto elevata, in genere autolimitantesi, ma che può degenerare in fibrillazione ventricolare e arresto cardiaco. Si correla a cardiopatie aritmogene ereditarie con difetti a carico dei canali ionici delle cellule miocardiche (Sindrome del QT lungo).

Diagnosi

La diagnosi della tachicardia ventricolare è elettrocardiografica ed è basata sul reperto di un ritmo cardiaco rapido con complesso qrs (il segnale elettrico proveniente dai ventricoli) allargato.

Trattamenti

I trattamenti possibili sono collegati al tipo di tachicardia e all’eventuale cardiopatia associata, e includono:

farmaci antiaritmici

ablazione trans catetere

impianto di un defibrillatore

Tachicardie atriali

Tachicardie atriali

 

Con il termine tachicardie atriali si indicano i ritmi tachicardici (frequenza > 100 battiti/minuto) in cui l’impulso elettrico cardiaco non viene originato dal normale automatismo del nodo seno atriale, dove generalmente ha origine il battito cardiaco.

Generalmente l’origine delle tachicardie atriali è focale, ossia l’impulso elettrico si genera in uno specifico sito dell’atrio destro o sinistro da cui si diffonde in maniera centrifuga. Il loro meccanismo è determinato dall’attivazione di un gruppo di cellule da cui vengono emessi impulsi a frequenza cardiaca elevata, sostituendosi al centro fisiologico del battito che è il nodo seno atriale.

Come effettuare la diagnosi

Elettrocardiogramma

Trattamenti

Terapia farmacologica (sia betabloccante sia con altri farmaci antiaritmici)

Cardioversione elettrica esterna

Studio elettrofisiologico

Ablazione

Tamarindo

Tamarindo

 

Che cos’è il tamarindo?

Si tratta del frutto del Tamarindus indica, specie che appartiene al gruppo delle Fabaceae (o Leguminosae). È originario dell’Africa, però cresce in tutte le zone subtropicali del pianeta: Africa, Asia del Sud, Sud America e Caraibi.

 

Quali sono le proprietà nutrizionali?

100 g di tamarindo danno 239 Calorie e:

62,50 g di carboidrati

2,8 g di proteine

0,60 g di lipidi

5,1 g di fibre

3,5 mg di vitamina C

1,938 mg di niacina

0,428 mg di tiamina

0,143 mg di acido pantotenico

0,10 mg di vitamina E

0,066 mg di piridossina

30 UI di vitamina A

14 µg di folati

2,8 µg di vitamina K

628 mg di potassio

113 mg di fosforo

92 mg di magnesio

74 mg di calcio

28 mg di sodio

2,80 mg di ferro

1,3 µg di selenio

0,10 mg di zinco

0,86 mg di rame

Il tamarindo è fonte di beta-carotene (18 µg in 100 g), acido tartarico e numerosi fitocomposti, tra cui limonene, geraniolo, safrolo, acido cinnamico, metil salicilato e pirazina.

 

Quando non consumare il tamarindo?

Il tamarindo può disturbare l’assorbimento dell’aspirina e dell’ibuprofene.

 

Periodo di reperibilità/stagionalità

Il tamarindo arrriva a maturazione verso la fine della primavera e l’inizio dell’estate.

 

Eventuali benefici e controindicazioni

Da tempo la polpa del tamarindo fa parte della medicina popolare come lassativo, digestivo e rimedio a disturbi a fegato e cistifellea. Inoltre si consiglia per le sindromi da raffreddamento, la febbre, la nausea in gravidanza e i vermi intestinali nei bambini. Le molecole contenute nel tamarindo svolgono anche una leggera azione antibatterica e antimicotica. Una di queste assomiglia alla mucina, molecola che difende e rende umida la superficie della cornea; per questo gli esperti stanno studiando le potenzialità del tamarindo nella terapia dell’occhio secco e ci sono colliri a base di estratti di semi di tamarindo. Le sue fibre collaborano alla protezione dell’intestino da sostanze cancerogene e anche alla minimizzazione del colesterolo. Il potassio favorisce invece il controllo della frequenza cardiaca e la minimizzazione della pressione. Infine, l’acido tartarico è un forte antiossidante, così come altre proteine contenute nel frutto.

 

Disclaimer

Queste informazioni sono solo indicazioni generali e non soppiantano in nessuna maniera l’opinione del dottore. Per assicurarsi un’alimentazione sana e bilanciata è sempre meglio fare affidamento sui consigli del proprio medico curante o di un esperto nutrizionista.

Tamoxifene

Tamoxifene

 

Il tamoxifene si usa nella terapia di certe forme di tumore al seno, sia nelle donne che negli uomini.

Può anche venire dato alle donne ad alto rischio di cancro al seno per minimizzare la probabilità che si sviluppi un tumore.

 

Che cos’è il tamoxifene?

Il tamoxifene opera fermando l’azione degli estrogeni, ormoni femminili di cui certe tipologie di tumore al seno necessitano per potersi sviluppare.

 

Come si prende il tamoxifene?

Di solito il tamoxifene si prende per bocca.

 

Effetti collaterali del tamoxifene

La terapia con tamoxifene può far crescere il pericolo di cancro all’utero, ictus o coaguli di sangue nei polmoni. Inoltre può minimizzare l’efficacia dei contraccettivi ormonali.

Tra gli altri suoi eventuali effetti collaterali troviamo anche:

vampate

perdite vaginali

dimagrimento

 

È meglio avvertire immediatamente un dottore in presenza di:

rash

orticaria

prurito

problemi respiratori

sensazione di oppressione al petto

gonfiore di bocca, viso, labbra o lingua

sintomi di ictus

sintomi di coaguli di sangue in un polmone (mali o disturbi respiratori) o nelle gambe (mali o disturbi alle gambe)

disturbi alla vista

perdite vaginali anomale

male o pressione nell’area pelvica

comparsa di nuovi noduli al seno

disturbi al fegato (per esempio nausea, ittero o feci color argilla)

livelli alti di calcio nel sangue

 

Avvertenze

Il tamoxifene non è indicato durante la gestazione e in presenza di assunzione di anticoagulanti.

Prima di cominciare la terapia è fondamentale avvertire il dottore:

di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o ad altri medicinali o cibi

dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi, nello specifico anticoagulanti

se si soffre (o si ha sofferto) di patologie epatiche, trigliceridi alti, cataratta, ictus o trombi

in presenza di chemio o radioterapia

in presenza di gravidanza o allattamento

Tamsulosina

Tamsulosina

 

La Tamsulosina si usa per facilitare la minzione negli uomini con ipertrofia prostatica benigna.

 

Che cos’è la Tamsulosina?

La Tamsulosina opera rilassando i muscoli nella prostata e nel collo della vescica, migliorando la minzione.

 

Come si prende la Tamsulosina?

Di solito, la Tamsulosina si prende una volta al dì, per bocca, 30 minuti dopo aver mangiato.

 

Effetti collaterali della Tamsulosina

Tra gli eventuali effetti collaterali della Tamsulosina troviamo anche:

capogiri, sonnolenza, debolezza

nausea, diarrea

dolore alla testa, mali al petto

disturbi di eiaculazione, quantità di sperma diminuia

dolore alla schiena

vista appannata

disturbi ai denti

febbre, brividi, dolori e sintomi simil influenzali

naso chiuso o che cola, male ai seni paranasali, dolore alla gola, tosse

insonnia

disturbi nella sfera sessuale

 

È fondamentale avvertire immediatamente un dottore in presenza di:

rash

orticaria

prurito

problemi respiratori

gonfiore di bocca, viso, lingua e labbra

senso di oppressione al petto

senso di svenimento

erezione dolorosa o che dura da più di 4 ore

 

Avvertenze

La Tamsulosina non deve essere presa da donne, bambini o in presenza di terapia con medicinali simili, per esempio alfusozina, doxazosina, prazosina, silodosina o terazosina.

La terapia può alterare le capacità di guidare o di manovrare macchinari pericolosi; inoltre può provocare pericolosi capogiri o svenimenti, principalmente quando si sta in piedi o al caldo per molto tempo o ci si surriscalda durante l’attività fisica.

Prima di cominciare a prendere il medicinale è fondamentale avvertire il dottore:

di probabili allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti o a ogni altro medicinale (nello specifico i sulfamidici) o cibo

dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi, rammentando di menzionare nello specifico alfusozina, doxazosina, prazosina, silodosina, terazosina e medicinali per monitorare la pressione

se si soffre (o si ha sofferto) di patologie renali o epatiche, tumore alla prostata o pressione bassa

in presenza di gravidanza o allattamento

Tartufo bianco

Tartufo bianco

 

Che cos’è il tartufo bianco?

Si tratta di funghi Ascomiceti con conformazione di tubero che crescono sottoterra in simbiosi con le radici di piante arboree; la pianta dà al tartufo le sostanze nutritive elaborate tramite fotosintesi, mentre il tartufo con i suoi sottili filamenti consente alle radici una penetrazione profonda nella terra. Caratterizzati da un odore penetrante e molto tipico, si usano in gastronomia nella preparazione e nella finitura di svariate pietanze. I tipi di tartufo più pregevoli sono il tartufo bianco pregiato e il tartufo nero pregiato.

Il tartufo bianco è ritenuto quello di più valore. Si trova quasi solo nelle zone del Centro e del Nord Italia e in Istria: ha una scorza liscia, giallognola o bianca, polpa bianca, rosata o marroncino chiaro. È adatto a essere consumato principalmente crudo. Certe varietà, tipo il tartufo bianco d’Alba, sono specialmente pregiate e costose.

 

Quali sono le proprietà nutrizionali?

Visto che dal punto di vista della composizione chimica sono molto somiglianti, il tartufo bianco possiede le medesime proprietà nutrizionali del tartufo nero. 100 grammi di tartufo nero danno circa 31 Calorie e contengono approssimativamente:

80 g di acqua

6 g di proteine

0,5 g di lipidi

0,7 g di carboidrati

tracce di amido

0,7 g di zuccheri

8,4 g di fibre

3,5 mg di ferro

24 mg di calcio

62 mg di fosforo

0,05 mg di vitamina B1 o Tiamina

0,09 mg di vitamina B2 o Riboflavina

2 mg di vitamina B3 o Niacina

1 mg di vitamina C

 

Fra i minerali contenuti nel tartufo bianco solitamente troviamo potassio, sodio, magnesio, zinco e rame. Calcolando le dosi ridotte usate, il tartufo bianco ha un valore nutritivo limitato; il valore di questo speciale fungo non è nell’apporto alimentare, ma nel suo profumo.

 

Quando non consumare il tartufo bianco?

A oggi non si conoscono interazioni tra il consumo di tartufo bianco e l’assunzione di medicinali o altre sostanze.

 

Stagionalità del tartufo bianco

Il tartufo bianco si raccoglie tra settembre e dicembre. Non è facilmente reperibile.

 

Eventuali benefici e controindicazioni

Numerosi sono gli eventuali benefici che possono venire dal mangiare tartufo bianco. Pieno di proteine e fibre e povero di grassi, lo possono mangiare persone di ogni età, anche se affetti da problemi cardiovascolari, poiché non contiene colesterolo. Il minimo apporto di carboidrati e zuccheri fa in modo che questo fungo possa venire apprezzato anche da persone affette da diabete. Per poter conservare il suo apporto vitaminico si consiglia di mangiarlo crudo, dal momento che la gran parte delle vitamine si dissolve con le temperature elevate. Non contiene glutine, e quindi lo possono mangiare e apprezzare anche persone affette da intolleranza al glutine o con celiachia.

A oggi non si è a conoscenza di controindicazioni al consumo di tartufo, a parte che non si soffra di allergia specifica.

 

Disclaimer

Le informazioni riportate sono indicazioni generali e non soppiantano in nessuna maniera l’opinione del dottore. Per assicurarsi un’alimentazione sana e bilanciata è sempre meglio fare affidamento sui consigli del proprio medico curante o di un esperto nutrizionista.

Tartufo Nero, Scorzone

Tartufo Nero, Scorzone

 

Che cos’è il tartufo nero?

Si tratta di funghi Ascomiceti a forma di tubero che si sviluppano sottoterra vicino alle radici di piante arboree, che danno al tartufo le sostanze nutritive; contemporaneamente il tartufo tramite i suoi sottili filamenti consente alle radici una profonda penetrazione nel terreno. Riconoscibili dal tipico odore penetrante, si usano in gastronomia nella preparazione e nella finitura dei piatti. Le varietà di tartufo più di valore sono il tartufo bianco pregiato e quello nero pregiato. Lo scorzone è un tipo di tartufo analogo nelle sembianze a quello nero però meno di valore.

Il tartufo nero è comune principalmente in Toscana e Umbria, nella Francia del Sud e in Aragona. Ha la scorza nerastra con delle venature rossicce più o meno visibili ed è abbastanza irregolare nella forma (presenta dei bitorzoli). È considerato il più pregevole dopo il tartufo bianco e, a differenza di quest’ultimo che dà il meglio di sé mangiato crudo, sviluppa l’aroma in cottura, sebbene si possa gustare anche crudo. Fra i più noti e lodati tartufi neri troviamo quelli di Norcia e di Spoleto.

Lo scorzone è una specie di tartufo analoga a quello nero però meno di valore – anche se ugualmente apprezzabile e rinomato. Dal colore nero-grigio e molto irregolare esternamente, la polpa bianca interna si inscurisce maturando. Lo scorzone ha un odore tipico: quando arriva a maturazione fa venire in mente la nocciola. Si raccoglie tra giugno e settembre, ragion per cui viene anche denominato “tartufo estivo”. Dal punto di vista delle caratteristiche chimiche e nutrizionali assomiglia molto al tartufo nero pregiato.

 

Quali sono le proprietà nutrizionali del tartufo nero?

100 grammi di tartufo nero danno circa 31 Calorie e contengono approssimativamente:

76 g di acqua

6 g di proteine

0,5 g di lipidi

0,7 g di carboidrati

tracce di amido

0,7 g di zuccheri

8,4 g di fibre

3,5 mg di ferro

24 mg di calcio

62 mg di fosforo

0,05 mg di vitamina B1 o Tiamina

0,09 mg di vitamina B2 o Riboflavina

2 mg di vitamina B3 o Niacina

1 mg di vitamina C

 

Quando non consumare il tartufo nero?

A oggi non si conoscono interazioni tra il consumo di tartufo nero o di scorzone e l’assunzione di medicinali o altre sostanze.

 

Stagionalità del tartufo nero

Il tartufo nero si raccoglie tra dicembre e marzo, invece lo scorzone tra giugno e settembre. Non sono prodotti facili da trovare.

 

Eventuali benefici e controindicazioni

Molti sono gli eventuali benefici che possono venire dal consumo di tartufo nero. Lo scarso apporto di carboidrati e zuccheri fa in modo che questo strano fungo possa venire apprezzato anche da persone affette da diabete. Ricco di proteine e fibre, povero di grassi e privo di colesterolo, lo possono mangiare senza problemi persone di tutte le età, anche affette da problematiche cardiovascolari e da individui con intolleranza al glutine o con celiachia poiché non contiene glutine.

Ad oggi non si sono state evidenziate controindicazioni al consumo di tartufo nero, a meno che non si soffra di un’allergia specifica.

 

Disclaimer

Le informazioni riportate sono solo indicazioni generali e non soppiantano in nessuna maniera l’opinione medica. Per assicurarsi un’alimentazione sana e bilanciata è sempre meglio fare affidamento sui consigli del proprio medico curante o di un esperto nutrizionista.

Taxolo

Taxolo

 

Il taxolo si usa nella cura del cancro al seno, del polmone e dell’ovaio.

Si usa anche nella terapia del sarcoma di Kaposi collegato all’AIDS

 

Che cos’è il taxolo?

Il taxolo disturba la creazione di certe strutture cellulari, i microtubuli, alterando così le capacità di sviluppo della cellula e frenando la proliferazione degli elementi tumorali nell’organismo.

 

Come si prende il taxolo?

Il taxolo si assume solo tramite iniezioni direttamente in vena.

 

Effetti collaterali del taxolo

La terapia con taxolo può incrementare il pericolo di infezioni ed emorragie.

 

Tra gli altri suoi eventuali effetti collaterali troviamo anche:

male, gonfiore, arrossamenti o alterazione del colore della cute sulla zona di iniezione

dolori muscolari o articolari

leggera nausea, vomito, diarrea

caduta dei capelli

 

È meglio avvertire un dottore in presenza di:

rash

orticaria

prurito

problemi respiratori

sensazione di oppressione al petto

gonfiore di bocca, viso, labbra o lingua

battito cardiaco rallentato

convulsioni

pallore, lividi o emorragie, stanchezza inusuale

febbre, brividi, dolori, sintomi simil influenzali

placche bianche o vesciche all’interno della bocca o sulle labbra

intorpidimento, pizzicore o dolore bruciante a mani o piedi

incremento della pressione del sangue

calore o arrossamenti sotto alla cute

 

Avvertenze

Prima di cominciare la terapia è fondamentale avvertire il dottore:

di allergie al principio attivo, ai suoi eccipienti, a medicinali (nello specifico al paclitaxel o farmaci che contengono olio di ricino poliossietilato) o cibi

dei farmaci, dei fitoterapici e degli integratori presi

se si soffre (o si ha sofferto) di patologie epatiche o cardiache

in presenza di sistema immunitario molto debole

in presenza di gravidanza o allattamento

Tè bianco

Tè bianco

 

Che cos’è il tè bianco?

Si tratta di una bevanda che si ricava dall’infusione delle foglie della pianta Camellia sinensis (o Camellia theifera o Thea sinensis) della famiglia delle Teacee. Si coltiva fin dall’antichità in India, Cina e Giappone; ultimamente anche in Indonesia, sul Caucaso, in Africa orientale e nell’America Meridionale. Quando cresce allo stato selvatico il suo sviluppo assomiglia molto a quello di un albero (può arrivare ai due metri di altezza), invece quando lo si coltiva prende un aspetto più simile a un cespuglio basso e ramificato. Le foglie sono sempreverdi e hanno forme differenti. Oggi ci sono molti tipi di tè (fra cui tè bianco, tè nero, tè verde, tè oolong), che si distinguono tra loro per il procedimento di lavorazione, che è il fattore più importante per distinguere il prodotto finito.

Il tè bianco è così denominato perché si ricava selezionando solo i germogli di tè rivestiti di una peluria bianco-argento. Viene prodotto lasciando appassire all’aria le foglie di tè dopo la raccolta. È in parte ossidato (l’ossidazione è una reazione chimica spontanea nelle foglie di tè).

 

Quali sono le proprietà nutrizionali?

Il tè bianco (parzialmente ossidato) ha molte caratteristiche nutrizionali in comune al tè verde (che non subisce ossidazione): dal punto di vista nutrizionale sono ritenuti molto simili. Cento millilitri (circa 100 grammi) di tè verde (infuso fatto con acqua) danno circa una Caloria e contengono approssimativamente:

99 g di acqua

0,22 g di proteine

0,02 mg di ferro

1 mg di magnesio

8 mg di potassio

1 mg di sodio

0,01 mg di zinco

0,3 mg di vitamina C

0,007 m di vitamina B1 o Tiamina

0,06 mg di vitamina B2 o Riboflavina

0,03 mg di vitamina B3 o Niacina

0,005 mg di vitamina B6

 

Il tè bianco include anche buone quantità di caffeina (circa 15 mg ogni 100 ml di infuso): una tazza da 200 ml contiene quindi circa 30 mg di caffeina.

 

Quando non consumare il tè bianco?

A oggi non si conoscono interazioni fra il consumo di tè bianco e l’assunzione di medicinali o di altre sostanze. Visto, però, che il tè bianco contiene caffeina (circa 15 mg ogni 100 ml di infuso), si consiglia di non darlo da bere ai bambini.

 

Reperibilità del tè bianco

Il tè bianco si trova facilmente per tutto l’anno.

 

Eventuali benefici e controindicazioni

Per le sue specifiche caratteristiche nutrizionali il tè bianco è ritenuto il più pregevole dei tè. Nello specifico è ricco di polifenoli, sostanze antiossidanti che hanno sull’organismo numerose azioni benefiche e protettive: infatti sono capaci di minimizzare il danno a carico delle cellule, con effetti antietà e antitumorali.

Apportano inoltre benefici al sistema cardiovascolare in quanto prevengono l’ipertensione, l’aterosclerosi e altre malattie a carico del sistema cardiovascolare. In teoria i polifenoli del tè bianco hanno anche un’azione positiva sulla cute, conservandola giovane più a lungo, mentre rinforza denti e ossa. Numerose ricerche attribuiscono a questo tipo di tè anche delle proprietà antibatteriche e anti-stress. Grazie alla presenza delle metilxantine (come caffeina, teofillina e teobromina) che hanno effetti biologici sugli adipociti, il tè bianco rende più rapido il metabolismo dei grassi, favorendo la perdita di peso.

Riguardo alle controindicazioni, è sempre bene rammentare che il tè bianco contiene della caffeina: se bevuto in quantitativi elevati può causare problemi come ansia, nervosismo e insonnia.

 

Disclaimer

Le informazioni riportate sono indicazioni generali e non soppiantano in nessuna maniera l’opinione del dottore. Per assicurarsi un’alimentazione sana e bilanciata è sempre meglio fare affidamento sui consigli del proprio medico curante o di un esperto nutrizionista.