Artrosi dell’anca

Artrosi dell’anca

 

Quando la cartilagine che ricopre l’articolazione coxo-femorale ( il punto in cui femore si articola con l’acetabolo, la cavità dell’anca destinata ad accogliere la testa del femore) si degenera, insorge l’artrosi dell’anca. Questo processo degenerativo può avere diverse cause e comporta dolore e difficoltà nei movimenti con conseguenze invalidanti.

 

Che cos’è l’artrosi dell’anca?

Per artrosi dell’anca si intende l’infiammazione della cartilagine che ricopre l’articolazione dell’anca, questa infiammazione è spesso dovuta al deterioramento cartilagineo. La cartilagine permette lo scorrimento delle ossa l’una contro l’altra e funge da cuscinetto, evitando gli attriti.

 

Quali sono le cause dell’artrosi dell’anca?

La più comune e frequente è l’artrosi in senso lato, che comprende sia le forme di probabile origine meccanica (conseguenti ad alterazioni strutturali congenite), sia le forme degenerative (coxartrosi idiopatica), sia le forme acquisite (necrosi ischemiche, traumi, osteoporosi, ecc.). Altre frequenti cause sono le artriti infiammatorie (artrite reumatoide, psoriasica, ecc.).

 

Quali sono i sintomi dell’artrosi dell’anca?

L’artrosi dell’anca si manifesta con dolore a livello dell’inguine che spesso raggiunge anche ginocchio e anca. Tale dolore deriva dalla mancata congruenza delle superfici articolari che degenera il tessuto della cartilagine. Il dolore cronico all’articolazione dell’anca può invalidare persone di ogni età, rendendo difficile e doloroso anche semplicemente camminare.

Grazie ai moderni trattamenti un paziente con artrosi dell’anca può aspirare ad una normale attività dell’articolazione senza dolore.

Prevenzione

Avere un peso nella norma, assumere posture corrette e non esercitare sovraccarico sull’articolazione sono strategie che riducono il rischio di artrosi dell’anca. Un’alimentazione ricca di vitamine, omega 3 e minerali e povera di alcol e di cibi di origine animale aiuta a mantenere in salute tutte le articolazioni.

 

Diagnosi

La diagnosi dell’artrosi dell’anca si effettua tramite:

-esame clinico

-esame radiografico

 

Trattamenti

I trattamenti chirurgici includono l’impianto di protesi all’articolazione dell’anca.

 

Artrosi dell’anca nel giovane

Artrosi dell’anca nel giovane

 

L’artrosi dell’anca è una patologia legata alla degenerazione della cartilagine  dell’articolazione coxo-femorale. Questa articolazione risiede nel punto in cui il femore si articola con l’acetabolo, la cavità dell’anca che accoglie la testa del femore. Questo processo degenerativo può avere diverse cause e comporta dolore e difficoltà nei movimenti con conseguenze invalidanti.

Fino a pochi anni fa l’artrosi dell’anca veniva considerata una patologia tipica della terza età, mentre negli ultimi anni l’avvento di nuove tecniche diagnostiche e la disponibilità di trattamenti innovativi hanno modificato la percezione di questa malattia e la possibilità che colpisca anche in età precoce.

Che cos’è l’artrosi dell’anca nel giovane?

L’articolazione dell’anca è ricoperta da una cartilagine, un tessuto soffice e liscio che consente alle ossa di scorrere l’una contro l’altra senza generare attriti, agendo come una sorta di cuscinetto. Quando questo tessuto si deteriora si può sviluppare un’infiammazione che prende il nome di artrosi dell’anca.

Quali sono le cause dell’artrosi dell’anca nel giovane?

L’artrosi dell’anca nel giovane è sempre stata ben documentata. Esistono diverse condizioni degenerative dell’articolazione coxofemorale che colpiscono i pazienti più giovani.

Le più frequenti sono:

-la displasia dell’anca nel bambino.

-la malattia di Perthes.

-l’impingement o conflitto femoro-acetabolare. I due componenti dell’articolazione sono incompatibili e urtano l’uno contro l’altro. Colpisce soprattutto giovani adulti di sesso maschile che praticano sport ( i movimenti ripetitivi accentuano il problema).

-l’osteonecrosi o necrosci ischemica, dovuta alla riduzione del flusso di sangue alla testa del femore.

-traumi, infezioni, tumori.

 

Quali sono i sintomi dell’artrosi dell’anca nel giovane?

Il sintomo principale dell’artrosi dell’anca è un dolore localizzato a livello dell’inguine che spesso si estende anche al ginocchio e all’anca. Nelle fasi iniziali del disturbo può comparire solo dopo un’attività fisica prolungata, ma con il progredire del danno all’articolazione si fa vivo anche dopo un’attività fisica leggera e, a volte, anche durante la notte.

 

Come prevenire l’artrosi dell’anca nel giovane?

Per ridurre al minimo il rischio di artrosi dell’anca è importante evitare il sovrappeso, l’assunzione di posture scorrette e il carico eccessivo e ripetuto sull’articolazione.  Un’alimentazione equilibrata, ricca di vitamine, omega 3 e minerali e povera di alcol e di cibi di origine animale è sempre consigliata poiché aiuta a mantenere in salute tutte le articolazioni.

 

Diagnosi

Nel caso in cui i sintomi riportati dal paziente portino a sospettare la presenza di un’artrosi all’anca il medico potrebbe decidere di confermare la diagnosi attraverso una radiografia.

In alcuni rari casi potrebbero essere prescritte analisi aggiuntive come:

-esami del sangue

-esami del fluido presente nelle articolazioni

-risonanza magnetica

 

Trattamenti

In genere non si procede subito in modo invasivo. Le prime fasi del trattamento dell’artrosi all’anca possono includere:

-l’assunzione di farmaci antinfiammatori

-la fisioterapia

-l’uso di stampelle quando bisogna camminare a lungo

Il trattamento chirurgico conservativo, possibile quando la degenerazione è modesta, mira a stabilizzare l’articolazione e a ridurre il sovraccarico sulla superficie.

L’artroscopia è una tecnica sempre più diffusa che permette sia una valutazione diagnostica dell’entità della patologia e sia la possibilità di intervenire, sul femore e/o sull’acetabolo, per risolvere chirurgicamente i conflitti che producono il dolore.

In alcuni rari e ben selezionati casi è preferibile optare per una correzione a cielo aperto del conflitto. Tale soluzione è certamente più invasiva dell’artroscopia, ma può rendersi necessaria in alcune situazioni.

La sostituzione con protesi totale d’anca rappresenta l’opzione limite nel caso di giovani pazienti, a cui si ricorre quando esistono controindicazioni alle procedure conservative o queste non abbiano avuto successo.

Artrosi della caviglia

Artrosi della caviglia

 

L’artrosi della caviglia è un processo degenerativo a carico della cartilagine articolare della caviglia. Questa patologia interessa in particolare le persone anziane. Con l’avanzare dell’età la cartilagine tende a degenerarsi. Nonostante queste considerazioni è possibile l’insorgere di artrosi della caviglia anche in seguito ad episodi traumatici (ad esempio una frattura)

Quali sono le cause dell’artrosi della caviglia?

L’artrosi alla caviglia può insorgere per il naturale invecchiamento della cartilagine o come conseguenza di un trauma (una frattura della caviglia) o di altre patologie, come per esempio quelle reumatiche.

Tra i fattori di rischio che possono agevolare l’insorgenza della patologia:

-il sovrappeso, che costringe l’articolazione della caviglia a uno sforzo aggiuntivo.

-il cattivo allineamento dell’articolazione, che causa un’eccessiva usura della cartilagine.

-la ripetizione di traumi o microtraumi dovuti – per esempio – all’attività sportiva o lavorativa, con conseguente usura della cartilagine.

Quali sono i sintomi dell’artrosi della caviglia?

Dolore, rigidità e tumefazione della caviglia sono i sintomi principali dell’artrosi. Il dolore, inizialmente presente durante il movimento, può poi colpire anche a riposo. In alcuni casi può essere avvertita una sensazione di instabilità articolare, come se la caviglia non fosse più in grado di sopportare il peso corporeo.

 

Come prevenire l’artrosi della caviglia?

Per limitare il rischio di insorgenza di artrosi alla caviglia è consigliabile:

-evitare traumi, come le fratture, che predispongono la caviglia a un processo artrosico.

-evitare sforzi aggiuntivi a carico dell’articolazione causati ad esempio da sovrappeso ed obesità.

Borsite

Borsite

 

Articolazioni e altre parti anatomiche sono protette dalle “borse” piccole sacche piene di liquido. Si trovano tra ossa e tendini ma anche tra tendini e muscoli. La loro funzione è quella di ammortizzare, rendendo il movimento fluido e proteggendo le strutture corporee. Senza queste sacche le strutture del nostro corpo andrebbero incontro ad usura e traumi, generando forti dolori ed infiammazioni.

Quando il liquido all’interno delle borse (detto liquido sinoviale) si infiamma, si genera una condizione chiamata borsite con sintomi che limitano o rendono impossibile il movimento.Le borse più esposte al rischio di infiammazione sono quelle della spalla, del gomito, del ginocchio e dell’anca.

Che cos’è la borsite?

Le borsiti si dividono in borsiti infiammatorie ed emorragiche. Le prime consistono in uno stato infiammatorio di questi piccoli sacchetti ripieni di liquido, causato da movimenti ripetuti, che li sottopongono a sollecitazioni e sfregamenti. Nel primo tipo di borsiti si annoverano anche le borsiti causate dal deposito di cristalli di urea (in pazienti affetti da iperuricemia) o in seguito a una infezione virale o più di frequente batterica (in tal caso si deve parlare più propriamente di borsite settica). Nel secondo caso, generalmente a seguito di trauma, si determina uno stravaso di sangue per rottura di vasi, con conseguente raccolta ematica all’interno della borsa stessa.

 

Quasi sono le cause della borsite?

Le cause della borsite possono essere diverse:

-stress meccanici, causati da movimenti ripetuti, sfregamento, attrito;

-patologie sistemiche, come artrite reumatoide o gotta, che possono interferire con la composizione del liquido sinoviale;

-infezioni batteriche o virali che possono attaccare le borse;

-traumi, come cadute e incidenti in cui la pressione violenta esercitata sulle borse ne può provocare la rottura o l’irritazione.

-l’invecchiamento e lavori o hobby usuranti che prevedono sempre lo stesso movimento (ad esempio musicisti ed artigiani)

 

Quali sono i sintomi della borsite?

I sintomi della borsite sono:

-dolore amplificato dal movimento o dalla pressione;

-arrossamento e gonfiore;

-presenza di lividi (ecchimosi o ematomi) che corrispondono a piccoli versamenti di sangue;

-eruzioni cutanee;

-febbre (in caso di infezione o importante versamento di sangue)

 

Come si previene la borsite?

La prevenzione della borsite è indispensabile soprattutto per quei pazienti che ne hanno già sofferto. Per evitare che il problema si presenti nuovamente è necessario:

-evitare la pressione sui gomiti quando ci si appoggia alla scrivania;

-usare delle imbottiture specifiche per proteggere le ginocchia e piegare le gambe quando ci si alza o si solleva un peso, specie in corso di attività lavorative ripetute e pesanti;

-evitare sforzi eccessivi o di sollevare carichi troppo pesanti;

-correre su superfici adeguate;

-riscaldare sempre i muscoli prima di ogni esercizio fisico e dello sport, allenare il corpo all’equilibrio e al mantenimento di una corretta postura;

-non fare movimenti ripetuti o tenere la stessa posizione troppo a lungo;

-cercare di evitare il sovrappeso corporeo;

 

Se la causa della borsite non è apparentemente riconducibile a una causa traumatica, è utile rivolgersi al medico per ricercare eventuale patologia correlata (es. gotta, artrite reumatoide, etc).

 

Diagnosi

Per una diagnosi di borsite è generalmente sufficiente una visita specialista. In ogni caso è indicato approfondire con ulteriori indagini, di tipo strumentale:

-radiografie, per verificare o escludere la presenza di fratture o alterazioni di altra natura a livello dell’osso;

-ecografia, di fondamentale importanza per confermare la natura e il contenuto della borsa, così, come per valutare il coinvolgimento di altre strutture adiacenti interessate dall’infiammazione.

-Risonanza Magnetica Nucleare, nei casi in cui gli esami precedenti non siano stati in grado di chiarire il quesito diagnostico.

-esami del sangue ed eventualmente analisi del liquido sinoviale, per chiarire la causa della borsite, composizione del liquido e la presenza di eventuali agenti patogeni responsabili dell’infezione.

 

Trattamenti

Il trattamento della borsite cambia in funzione della severità del quadro clinico e la presenza di eventuali complicazioni. Se la borsite è di grado leggero è solitamente sufficiente: – l’uso della borsa del ghiaccio – osservare un periodo di riposo – l’assunzione di un farmaco antiinfiammatorio per ridurre flogosi e dolore e di una benda elastica compressiva per contenere il disagio provocato dai movimenti.

In alcuni casi può essere necessario procedere all’aspirazione del liquido sinoviale contenuto nella borsa infiammata, ed eventualmente all’iniezione (infiltrazione) di corticosteroidi direttamente nella borsa, in modo da ridurre il rischio che si formi nuovamente.

Gli antibiotici sono necessari, se l’esame clinico e gli esami del sangue indicano la presenza di un’infezione oppure, in casi specifici, per prevenirne la comparsa.

In associazione al controllo dell’infiammazione e dolore con i farmaci, la terapia della borsite può prevedere anche applicazioni di terapie fisiche locali (come per esempio laserterapia, crioterapia o ultrasuoni).

In taluni casi più severi, specie se recidivanti o di difficile risoluzione, può essere indicata l’asportazione chirurgica della borsa infiammata.

È fondamentale, nei casi in cui non vi sia una chiara origine traumatica (diretta o da trauma ripetuto), escludere eventuali patologie concomitanti da curare (es. gotta o artrite reumatoide).

 

Capsulite adesiva della spalla (o spalla congelata)

Capsulite adesiva della spalla (o spalla congelata)

 

La capsulite adesiva della spalla, volgarmente detta spalla congelata, è una patologia infiammatoria che causa la perdita di mobilità dell’articolazione omero scapolare. È una patologia in cui tipicamente i sintomi si presentano in maniera lieve e peggiorano gradualmente nel tempo.

 

Che cos’è la capsulite adesiva della spalla?

La capsulite adesiva è una patologia che richiede lunghi tempi di recupero. Comporta una grande limitazione nei movimenti della spalla e il dolore costante, che generalmente peggiora durante la notte, rende difficili quasi tutti i movimenti.

I pazienti con questa patologia sviluppano spesso anche disturbi del sonno.

 

Quali sono le cause della capsulite adesiva della spalla?

L’articolazione fra spalla e omero è composta di ossa, tendini e legamenti, che sono compresi in una capsula di tessuto connettivo. Quando questa capsula si restringe e si infiamma fino a limitare i movimenti dell’articolazione, si verifica la capsulite adesiva.

La capsulite adesiva è più frequente nel sesso femminile, in un’età compresa fra i 35 e i 50 anni e si associa spesso a malattie metaboliche (diabete o iper / ipotoroidismo). Si ipotizza una sua correlazione anche con le patologie autoimmuni, ma i ricercatori non hanno risposte chiare in merito alla sua insorgenza in alcuni soggetti piuttosto che in altri.

 

Quali sono i sintomi della capsulite adesiva della spalla?

La capsulite adesiva si manifesta solitamente in maniera progressiva.

Nella prima fase, i movimenti dell’articolazione sono molto dolorosi, ma possibili, mentre il raggio dei movimenti si riduce gradualmente. Questa fase dura in media fra i due e i nove mesi.

La seconda fase è caratterizzata da una leggera riduzione del dolore, accompagnata da una notevole diminuzione del raggio di movimenti possibili, per un periodo fra i quattro e i nove mesi.

La fase successiva, detta di “scongelamento”, vede un nuovo ampliamento delle possibilità di movimento dell’articolazione, fino al recupero, che può essere totale o solo parziale. Questa fase può durare fra i sei mesi e i due anni.

 

Come si può prevenire la capsulite adesiva della spalla?

A causa della scarsa conoscenza dei fattori di rischio, non è possibile creare una forma preventiva della stessa.

 

Diagnosi

L’esame fisico è solitamente sufficiente per effettuare la diagnosi di capsulite adesiva. Il medico verifica la mobilità dell’articolazione e la possibilità di compiere determinati movimenti. La risonanza magnetica e la radiografia possono essere utili a escludere che i sintomi derivino da condizioni differenti.

 

Trattamenti

I trattamenti per questa patologia si concentrano sulla riduzione del dolore e sul recupero della funzionalità dell’articolazione. Lo specialista spesso prescrive farmaci antinfiammatori e antidolorifici.

Purtroppo si tratta di una patologia i cui tempi di recupero sono lunghi e per la quale è difficile valutare pro e contro dei vari trattamenti.

Le opzioni terapeutiche sono differenti:

-terapia farmacologica associata a fisioterapia.

-iniezioni di corticosteroidi, al fine di alleviare il dolore e migliorare la mobilità articolare.

-intervento chirurgico in artroscopia, nel caso l’ortopedico giudichi che la rimozione di parte del tessuto capsulare possa essere d’aiuto.

 

Caviglia rigida

Caviglia rigida

 

La caviglia è un’articolazione molto complessa e delicata formata da tre ossa “a cerniera” – perone e tibia che si articolano con l’astragalo – collegate dai tendini e inframmezzate dalla cartilagine. Lesioni, microtraumi, infiammazioni dei tendini, distorsioni, esiti di interventi chirurgici, fratture, un’immobilizzazione errata o prolungata nel tempo, la degenerazione dei tessuti, l’artrosi e le tendinosi possono determinare problemi nella funzionalità dell’articolazione. In particolare il danno del tendine d’Achille provoca rigidità o debolezza con o senza dolore e determina difficoltà nei movimenti.

 

Che cos’è la caviglia rigida?

La caviglia è simile a una cerniera che consente di muovere il piede in due direzioni principali: in estensione dalla gamba (flessione plantare) o verso la gamba (flessione dorsale) consentendo di camminare, correre, saltare. La caviglia non permette la rotazione ma soltanto movimenti di flessione ed estensione. In alcune condizioni le strutture che compongono l’articolazione possono alterarsi, deteriorarsi o subire una degenerazione che determina difficoltà nel compiere movimenti un tempo considerati normali.

 

Quali sono le cause della caviglia rigida?

La più frequente causa di rigidità della caviglia è la tendinosi, che colpisce il tendine d’Achille. La tendinosi è una degenerazione del tendine; quest’ultimo perde le sue normali caratteristiche elastiche e diventa rigido, fibroso, ispessito, e in alcuni casi subisce delle calcificazioni.

La tendinosi può a sua volta essere causata da un’attività sportiva che sovraccarica l’articolazione. Alcuni sport, ad esempio il pattinaggio o il calcio, determinano una flessione costante della caviglia che la espone a sovraccarichi funzionali, traumi e infiammazione cronica.

Altre cause della caviglia rigida sono:

– la postura o l’uso di scarpe non appropriate possono determinare una sovraestensione dell’Achilleo che alla lunga comporta una degenerazione delle fibre che lo compongono

– piede piatto, retropiede valgo e alcune anomalie nella struttura nel piede possono favorire il processo infiammatorio

– malattie dismetaboliche e farmaci determinano l’alterazione della composizione del normale tessuto tendineo o favoriscono il processo di fibrosi tendinea che fa perdere elasticità all’articolazione

– patologie degenerative quali artrite reumatoide, artrite reattiva, gotta, spondilite anchilosante e artrite psoriasica

 

Quali sono i sintomi della caviglia rigida?

I sintomi della caviglia rigida includono dolore accompagnato talvolta gonfiore e arrossamento dell’area soggetta a infiammazione. I sintomi possono manifestarsi a riposo o più frequentemente durante il movimento. Altri sintomi sono la debolezza dell’arto e il dolore generato dall’appoggiare il piede, ruotarlo o camminare.

 

Come prevenire la caviglia rigida?

Per prevenire la caviglia rigida si devono sempre utilizzare calzature adeguate al tipo di attività svolta, sia che si cammini sia che si faccia sport.

Occorre evitare di sovraccaricare l’articolazione con sforzi intensi o movimenti ripetuti, è necessario sottoporre l’articolazione a stretching dolce prima dell’attività sportiva e sottoporsi tempestivamente a controlli ortopedici quando si lamentano problemi durante il movimento.

Un’alimentazione equilibrata ricca di vitamine, Omega-3 e minerali, povera di alcol e di cibi di origine animale contribuisce a mantenere in salute tutte le articolazioni.

Condromalacia della rotula

Condromalacia della rotula

 

Quando la cartilagine su cui la rotula scorre diventa ruvida e non permette la flessione del ginocchio, insorge la condromalacia della rotula. Caratterizzata da forte dolore e infiammazione a carico dell’articolazione del ginocchio è causata da diversi fattori.

Che cos’è la condromalacia della rotula?

La condromalacia della rotula può anche colpire entrambe le ginocchia ed è caratteristica dei soggetti che corrono su lunghe distanze (l’attività sportiva prolungata può determinare l’usura di questa cartilagine), degli adolescenti (fattori ormonali possono avere importanza in questa affezione) e può interessare le persone sovrappeso o obese (l’eccessivo peso corporeo non giova a questo disturbo). È una patologia che può manifestarsi a diversi livelli di gravità.

 

Quali sono le cause della condromalacia della rotula?

La condromalacia della rotula può essere causata da:

-traumi o da sovraccarico (sono le cause più frequenti)

-anomalie nella forma e/o nella posizione della rotula

-fattori ormonali (questa condizione si manifesta spesso nelle ragazze in fase di sviluppo, per poi risolversi spontaneamente)

 

Quali sono i sintomi della condromalacia della rotula?

La sintomatologia della condromalacia della rotula è molto variabile. Nei casi meno gravi questo disturbo può essere asintomatico, in altri casi la sintomatologia può presentarsi a riposo, in altre situazioni ancora può insorgere quando il ginocchio è sotto sforzo. Alcuni sintomi, tuttavia, è più probabile che si presentino sui soggetti che soffrono di questo disturbo, tra cui:

-presenza di dolore al di sotto o ai lati della rotula, che aumenta quando si sale o si scende le scale

-percezione di un rumore simile a uno scricchiolio che si manifesta quando, in fase di flessione del ginocchio, la rotula sfrega contro la cartilagine ruvida

-tumefazione del ginocchio interessato

 

Come prevenire la condromalacia della rotula?

Per prevenire l’insorgenza della condromalacia rotulea è consigliabile rinforzare i muscoli delle gambe e soprattutto dei quadricipiti, indispensabili per un buon funzionamento dell’articolazione di tutto il ginocchio. Ecco alcuni consigli:

-effettuare costantemente esercizi di allungamento per tutta la gamba, con particolare attenzione al quadricipite, alla banda ileotibiale (fascio muscolare che si trova sulla parte esterna della coscia) e al gluteo

-ricordarsi di fare stretching prima di correre e di intraprendere qualsiasi attività sportiva

-usare scarpe adatte all’attività che si sta svolgendo

-seguire un programma d’allenamento graduale

Crampi muscolari

Crampi muscolari

 

Un crampo muscolare è una contrazione transitoria, improvvisa e involontaria di un muscolo o di un gruppo di muscoli. Anche se generalmente è innocuo, il crampo muscolare può provocare dolore e rendere temporaneamente impossibile l’utilizzo del muscolo interessato. Spesso insorge dopo un’attività fisica intensa, ma non infrequente è la manifestazione di crampi a riposo o durante il sonno.

I crampi muscolari possono risolversi, dopo un periodo più o meno protratto, sia spontaneamente sia con la trazione passiva dei muscoli interessati. Anche la contrazione dei gruppi muscolari antagonisti e la pratica di massaggi alle fasce muscolari colpite dallo spasmo possono alleviare il disturbo. Generalmente i crampi muscolari sono innocui – nonostante risultino non poco fastidiosi – e tendono a risolversi nel giro di alcuni minuti.

 

Quali sono le cause di un crampo muscolare?

La maggior parte delle volte alla base dei crampi muscolari c’è una delle seguenti condizioni:

-lunghi periodi di esercizio o lavoro fisico, soprattutto durante la stagione calda.

-disidratazione

-mantenimento di una posizione per un periodo troppo lungo di tempo.

-assunzione di alcuni farmaci, come i diuretici.

 

I crampi muscolari possono però anche essere segno della presenza di diverse patologie, anche gravi:

-restringimento delle arterie che forniscono sangue alle gambe (aterosclerosi periferica).

-compressione dei nervi nella colonna vertebrale a livello lombare.

-malattie che interessano il sistema muscolare.

-malattie neurologiche (malattia di Charcot).

-squilibri metabolici legati alla mancanza nell’organismo dei giusti livelli di potassio, calcio e magnesio.

 

Tra i fattori che possono aumentare il rischio di sviluppare crampi muscolari troviamo l’età avanzata; la disidratazione; lo stato di gravidanza; la presenza di patologie come il diabete o malattie del fegato o della tiroide.

 

Quali sono i sintomi di un crampo muscolare?

Quando un muscolo o un gruppo di muscoli si contrae in modo improvviso e volontario generando dolore più o meno intenso, possiamo parlare di crampo muscolare. In alcuni casi è possibile percepire un irrigidimento del muscolo appena contratto.

 

Come prevenire un crampo muscolare?

Per prevenire i crampi muscolari è consigliabile:

-evitare la disidratazione, bevendo in modo adeguato tutti i giorni in base alla propria età, attività fisica e/o lavorativa, in base al proprio stato di salute e agli eventuali farmaci che si assumono. Durante (e dopo) l’attività fisica non dimenticare di reintegrare i liquidi (acqua e/o sali minerali) a intervalli regolari;

-allungare i muscoli: è fondamentale effettuare stretching muscolare prima e dopo qualsiasi sforzo fisico.

-se si soffre di crampi notturni si consiglia di fare stretching e svolgere una leggerissima attività fisica (come pochi minuti di cyclette) prima di andare a letto.

Distorsione

Distorsione

 

Un trauma con allungamento o rottura dei legamenti in seguito a movimenti di torsione e rotazione (generalmente durante un’attività sportiva o lavorativa) genera un danno chiamato distorsione.

Caviglia, ginocchio e spalla sono, in ordine decrescente, le articolazioni più frequentemente colpite da distorsione, anche se tutte le articolazioni del corpo possono essere interessate.

 

Che cos’è la distorsione?

Esistono tre gradi di classificazione della distorsione:

1°grado: Stiramento dei legamenti senza rottura

2°grado: Rottura completa o parziale dei legamenti ma l’articolazione risulta essere ancora stabile

3°grado: Le lacerazioni capsulo-legamentose sono gravi da causare l’instabilità dell’articolazione per eccessivo allontanamento e dislocazione dei capi articolari (in particolare nel ginocchio).

 

Quali sono le cause della distorsione?

Le cause sono diverse, ma possono essere perlopiù raggruppate in: cadute accidentali, traumi sportivi, traumi automobilistici.

 

Quali sono i sintomi della distorsione?

I sintomi, generalmente tutti presenti, sono:

-impotenza funzionale

-dolore

-dolore alla mobilizzazione

-tumefazione edematosa e/o emorragica (in caso di rotture di vasi sanguigni)

-calore

 

 

Come prevenire la distorsione?

Fare stretching regolarmente aiuta a migliorare l’elasticità muscolare e articolare e a ridurre i rischi di incorrere in distorsioni. È bene essere in buona forma fisica prima di dedicarsi a performance sportive di qualsiasi genere e di astenersi nel caso si sia fuori allenamento. Avere muscoli allenati significa avere articolazioni più protette. Attenzione, poi, alle cadute accidentali e, soprattutto nel caso di caviglia e ginocchio, guardare sempre bene dove si mettono i piedi.

 

Diagnosi

Per decidere il trattamento da attuare il medico si avvarrà di opportuni accertamenti diagnostici:

-radiografia, per eliminare il dubbio di una frattura;

-solo se necessario: ecografia e/o risonanza magnetica per valutare meglio la lesione.

 

Trattamenti

La distorsione appena avvenuta necessita di un primo trattamento in fase acuta che si basa su: ghiaccio, riposo, elevazione (dell’arto), compressione (si utilizza l’acronimo G.r.e.co. per ricordare tutte le fasi).

L’articolazione distorta deve essere immobilizzata per un periodo variabile in relazione all’entità del danno. È possibile utilizzare bendaggi, tutori o gesso.

Solitamente è somministrata una terapia anti-infiammatoria e antidolorifica. In alcuni casi, può essere indicata anche una terapia antitrombotica.

Le lesioni di 3° grado, più gravi, di solito richiedono un trattamento chirurgico.

Per il ripristino completo della funzionalità articolare, risolta la prima fase acuta o dopo un intervento chirurgico, è fondamentale seguire un percorso riabilitativo.

 

Distorsione della caviglia

Distorsione della caviglia

 

La distorsione alla caviglia si verifica quando l’articolazione della caviglia si piega o si torce in modo eccessivo. Se l’articolazione della caviglia è forzatamente portata ad andare oltre il proprio range di movimento, i muscoli, i legamenti e i tendini che la compongono possono subire delle lesioni che vanno dallo stiramento alla rottura.

Le distorsioni più frequenti interessano la parte esterna della caviglia e provocano dolore e gonfiore immediati. Solitamente il dolore è localizzato davanti e sotto il malleolo peroneale, (la sporgenza più bassa dell’osso laterale del perone).  Il movimento tipico che genera la distorsione avviene quando la punta del piede è rivolta verso il basso e la caviglia ruota bruscamente all’interno.

 

Che cos’è la distorsione della caviglia?

L’entità della distorsione dipende dall’energia che viene esercitata sulla caviglia, per cui non sempre dipende dal tipo di caduta o dalla velocità della corsa, ma possono concorrervi altri elementi quali il peso del paziente e il meccanismo con cui avviene l’infortunio. Un soggetto obeso, ad esempio, può subire danni rilevanti anche in seguito a una caduta banale. Una distorsione provoca una serie di eventi che si susseguono secondo una sequenza piuttosto precisa. Le strutture di sostegno di degenerano una dopo l’altra seguendo un percorso chiaramente individuabile in seduta di visita specialistica.

 

Quali sono le cause della distorsione della caviglia?

All’origine di una distorsione c’è sempre un trauma: questo può essere dovuto a una caduta, a un atterraggio scorretto dopo un salto o al camminare su una superficie irregolare. Tutti questi movimenti generano un movimento innaturale che spinge l’articolazione della caviglia oltre il suo naturale range di movimento.

 

Quali sono i sintomi della distorsione della caviglia?

La sintomatologia tipica della distorsione alla caviglia include:

-dolore nell’area interessata dalla distorsione, che aumenta quando si sposta il peso sulla caviglia distorta

-gonfiore

-limitazione nei movimenti

Nei casi più gravi possono comparire ecchimosi o ematomi.

Diagnosi

Dopo un esame fisico, il medico generalmente consiglia un esame radiografico per scongiurare lesioni ossee. Per individuare e valutare l’eventuale presenza di lesioni a carico dei tessuti molli (come muscoli, tendini e legamenti), il medico potrà suggerire al paziente di sottoporsi a: ecografia e/o a risonanza magnetica.

 

Trattamenti

Riposo, ghiaccio, elevazione dell’arto interessato e farmaci antiinfiammatori rappresentano la terapia più consigliata in questo caso.

Può essere necessario bloccare l’arto interessato dalla distorsione mediante bendaggio o apparecchio gessato.

Dopo il primo trattamento viene impostato un programma di controlli ambulatoriali con la funzione di valutare la progressione della guarigione, richiedere eventuali esami di approfondimento, prescrivere terapie fisiche e impostare il protocollo riabilitativo.

È possibile che il medico consigli una di queste terapie:

-ultrasuoni

-laser

-jonoforesi

-tens

-approccio chirurgico

-tecniche ricostruttive

-tecniche artroscopiche

-ginnastica propriocettiva.

 

Frattura del braccio o frattura del gomito

Frattura del braccio o frattura del gomito

 

Le fratture del braccio o del gomito sono un evento abbastanza frequente che implica la rottura di una o più ossa del braccio: ulna, radio e omero. Una delle cause più frequenti di frattura è una caduta violenta sul braccio teso. Il sintomo è un dolore acuto e la difficoltà a piegare il braccio.

L’intervento chirurgico, quando necessario, mira a ricomporre correttamente le ossa, riallineandole, con lo scopo di evitare la rigidità articolare e future deformazioni.

 

Che cos’è la frattura del braccio?

La frattura del braccio può coinvolgere una qualsiasi delle tre ossa che vanno dalla spalla al polso – omero, radio e ulna – e si congiungono nell’articolazione del gomito.

Il braccio è un’articolazione molto complessa quanto importante. Agire immediatamente permette di ridurre l’insorgenza di problemi nel futuro.

 

Quali sono le cause della frattura del braccio?

La caduta su braccio teso è sicuramente la causa più frequente di frattura. Ciò può avvenire dopo una caduta in casa o per strada, dopo un incidente alla guida di un veicolo o durante l’attività sportiva. Un’altra causa è l’osteoporosi.

 

Quali sono i sintomi della frattura del braccio?

I sintomi della frattura del braccio differiscono a seconda del punto di lesione. Generalmente la frattura provoca:

-dolore acuto

-difficoltà a piegare il braccio

-gonfiore

-presenza di lividi e tumefazioni

Le fratture non trattate adeguatamente possono dare luogo a complicazioni che comprendono artrosi post-traumatica, infezioni, infiammazione del nervo ulnare, rigidità articolare (la difficoltà a muovere correttamente il braccio).

 

Come prevenire la frattura del braccio?

Le fratture del braccio si prevengono ponendo particolare attenzione alla protezione delle articolazioni se si svolgono attività sportive. È buona norma non sottoporre l’articolazione a movimenti ripetuti e usuranti.

Per evitare le fratture dovute a osteoporosi si dovrebbe integrare l’alimentazione ricca di calcio e vitamina D e seguire le terapie mediche prescritte.

Per prevenire le cadute, le persone anziane dovrebbero indossare scarpe comode, con suole antiscivolo, rimuovere gli ostacoli presenti in casa, come tappeti, illuminare bene gli ambienti, fare attenzione se si cammina all’esterno su superfici scivolose.

Frattura del femore

Frattura del femore

 

Il femore è  l’osso più lungo e voluminoso del corpo umano e la sua frattura può verificarsi a tutte le età. Nonostante il femore sia un osso molto resistente, urti e traumi violenti nel giovane oppure l’osteoporosi nell’anziano possono provocarne la frattura.

Vista la sua funzione fondamentale per la struttura di tutto il nostro corpo, è fondamentale ricorrere subito a cure mediche in caso di frattura.

 

Che cos’è la frattura del femore?

Il femore è un osso particolarmente importante. Su di esso si inseriscono muscoli fondamentali per il movimento. Il femore comunica con l’anca, costituendo l’articolazione coxofemorale, e con la rotula e la tibia nell’articolazione del ginocchio.

La frattura può colpire il femore nella sua parte centrale o più frequentemente negli anziani nella testa del femore, vale a dire l’estremità che si congiunge con l’articolazione dell’anca. Si parla in questi casi di frattura a livello del collo femorale e di frattura pertrocanterica.

 

Quali sono le cause della frattura del femore?

Le cause di frattura del femore variano molto a seconda dell’età del soggetto.

Le cadute accidentali in casa sono la principale causa di frattura del femore nella persona anziana. La persona anziana va incontro a fratture più di frequente a causa dell’osteoporosi, una patologia che comporta la riduzione della forza delle ossa e le espone a un rischio maggiore di lesione. Negli anziani sono comuni le fratture da stress, che non sono provocate da traumi o urti violenti ma da una progressiva degenerazione della struttura ossea. Spesso sono associate anche ad altre patologie come diabete e artrite reumatoide. Altre cause sono infezioni e tumori che possono alterare la robustezza del tessuto osseo.

Nel giovane la frattura del femore è frequentemente associata a traumi sportivi o a incidenti stradali. Il femore è un osso molto robusto e quindi, in assenza di altre patologie, ha bisogno di un urto molto violento affinché si verifichi la rottura. La frattura si può presentare in diversi punti del femore e può essere composta o scomposta, a seconda che ci sia uno spostamento o meno dei frammenti lesionati che perdono, così, il naturale allineamento.

La frattura al femore può inoltre essere:

  • completa o non completa, a seconda che ci sia una lesione con o senza separazione dei segmenti
  • multipla, se c’è una rottura in più punti
  • trasversale, obliqua o spiroide.

 

Quali sono i sintomi della frattura al femore?

I sintomi della frattura del femore differiscono a seconda del punto di lesione. Generalmente la frattura provoca:

-dolore acuto e immediato, che si può irradiare verso l’inguine, ma può essere avvertito anche all’altezza del ginocchio e della caviglia

-sensazione di uno schiocco al momento del trauma

-difficoltà a stare in piedi e a muovere la gamba

-gonfiore

-presenza di lividi e tumefazioni

-deformazione e accorciamento dell’arto

Le fratture non trattate adeguatamente possono dare luogo a complicazioni che comprendono artrosi post-traumatica, infezioni, deformità, rigidità articolare ovvero la difficoltà a muovere correttamente l’arto.

 

Come prevenire la frattura del femore?

Le fratture del femore si prevengono ponendo particolare attenzione alla protezione delle articolazioni se si svolgono attività sportive. È buona norma non sottoporre l’articolazione a movimenti ripetuti e usuranti.

Per evitare le fratture dovute a osteoporosi si dovrebbe integrare l’alimentazione con calcio e vitamina D e seguire le terapie mediche prescritte.

Per prevenire le cadute le persone anziane dovrebbero indossare scarpe comode, con suole antiscivolo, rimuovere gli ostacoli presenti in casa, come i tappeti, illuminare bene gli ambienti, fare attenzione se si cammina all’esterno su superfici scivolose.

Frattura del piede e della caviglia

Frattura del piede e della caviglia

 

Le fratture della caviglia e del piede sono eventi abbastanza comuni  che comportano nella maggior parte dei casi un trattamento chirurgico molto delicato e una lunga riabilitazione.

Quando si parla di frattura del piede, ad esempio, ci si riferisce alla probabile rottura di ossa diverse che compongono l’articolazione. Le più esposte al rischio di frattura sono: l’astragalo, il calcagno, lo scafoide, le ossa che compongono il metatarso e le ossa delle dita, vale a dire le falangi.

 

Che cos’è la frattura del piede?

Quando si parla di frattura del piede spesso si fa riferimento a un solo osso di quelli che compongono l’articolazione, anche se in alcuni casi – schiacciamento, incidenti – possono essere coinvolte più ossa. La frattura può essere netta, con due soli frammenti, o creare più frammenti. Può essere inoltre composta o scomposta.

La frattura più complessa e grave riguarda l’astragalo, osso di collegamento tra tibia-perone e calcagno. Di difficile guarigione è anche la frattura del calcagno, l’osso su cui si scarica tutta la pressione del corpo. Le fratture dell’astragalo e del calcagno hanno una lenta guarigione perché si tratta di ossa scarsamente irrorate dai vasi sanguigni e quindi la saldatura dei frammenti è meno rapida.

Fratture frequenti sono quelle del metatarso e dello scafoide, il collo del piede. Le fratture di più semplice ricomposizione sono quelle delle falangi.

Le fratture delle ossa del piede rivestono un’importanza particolare, perché possono determinare deformità e difficoltà nel camminare e nello svolgere le più semplici azioni quotidiane. Il trattamento è molto delicato per la complessità dell’articolazione e deve essere eseguito da esperti in chirurgia del piede e in centri specializzati.

La caviglia a causa della sua collazione è sottoposta a diverse sollecitazioni dovendo sopportare tutto il peso corporeo. La frattura della caviglia consiste nella rottura delle parte distale della tibia o della parte distale del perone/fibula.

 

Quali sono le cause della frattura del piede?

Le fratture si possono determinare per varie cause. Le più frequenti sono gli incidenti, in particolare gli incidenti alla guida e quelli professionali, in seguito a schiacciamento o a caduta dall’alto. Seguono i traumi sportivi, le cadute, le fratture da stress determinate da usura e movimenti ripetitivi. Un’altra causa di frattura del piede è l’osteoporosi, condizione in cui le ossa sono fragili e possono lesionarsi da sole senza urti o traumi.

 

Quali sono i sintomi della frattura del piede?

I sintomi differiscono a seconda del punto di lesione. Generalmente la frattura provoca:

-dolore vivo

-difficoltà o impossibilità a reggersi in piedi senza provare dolore

-gonfiore

-presenza di lividi e tumefazioni

-deformità (pronazione)

 

Come prevenire la frattura del piede?

Le fratture del piede si possono prevenire ponendo particolare attenzione alla protezione delle estremità con calzature infortunistiche se si svolgono lavori pericolosi. Se si pratica attività sportiva bisognerebbe evitare di sottoporre i piedi a stress eccessivi ed è raccomandata la scelta di scarpe idonee al tipo di attività fisica. Per evitare le fratture dovute a osteoporosi si dovrebbe integrare l’alimentazione con fonti di calcio e vitamina D e seguire le terapie mediche per ripristinare la mineralità dell’osso.

 

Diagnosi

Gli esami per diagnosticare le fratture del piede includono:

-radiografia del piede, che consente di visualizzare le lesioni da angolazioni diverse.

-scintigrafia ossea, mediante un mezzo di contrasto che evidenzia le zone danneggiate.

-TAC (tomografia assiale computerizzata), fornisce informazioni preziose per individuare le lesioni e le interferenze con tessuti, muscoli e legamenti consentendo di pianificare meglio un intervento chirurgico.

-risonanza magnetica, per la valutazione dello stato dei legamenti che possono essersi danneggiati durante un incidente e complicare la guarigione dell’articolazione.

 

Trattamenti

Il primo trattamento della frattura consiste nell’applicare ghiaccio, nell’immobilizzare il piede e nell’eventuale riduzione del dolore attraverso la somministrazione di antidolorifici.

Per le tipologie di fratture più semplici (come quella dell’alluce) è sufficiente immobilizzare la parte con il gesso.

Generalmente, le fratture del piede richiedono un intervento chirurgico, finalizzato alla ricomposizione (riduzione) dei frammenti e alla saldatura tramite viti metalliche, perni o piastre che vengono rimossi dopo la guarigione. All’intervento segue nella maggior parte dei casi una immobilizzazione con gesso e un periodo di riposo.

La riabilitazione fisioterapica è molto importante nel caso di fratture della caviglia e del piede. Serve a ristabilire attraverso esercizi mirati e ripetuti nel tempo l’esatta configurazione dei movimenti e un equilibrio nei rapporti tra ossa, nervi e muscoli. Durante le sedute si eseguono esercizi propriocettivi e di rinforzo muscolare.

 

Frattura dell’alluce

Frattura dell’alluce

 

La frattura dell’alluce riguarda la rottura del primo dito del piede a causa di forti traumi.

 

Che cos’è la frattura dell’alluce?

La frattura dell’alluce è un problema piuttosto comune e che in molti casi può essere risolto senza particolari interventi medici o chirurgici. Si tratta, in ogni caso, di una situazione più delicata rispetto a quella in cui a essersi fratturato è un altro dito nel piede. Nelle situazioni più gravi il dito può deformarsi o presentare delle ferite aperte.

 

Quali sono le cause della frattura dell’alluce?

Per fratturarsi l’alluce è sufficiente un duro colpo al dito, ma anche la caduta di un oggetto pesante sul dito stesso. Inoltre alcuni movimenti ripetitivi, come quelli che si eseguono praticando alcuni sport, possono causare fratture da stress alle dita dei piedi.

 

Quali sono i sintomi della frattura dell’alluce?

I sintomi tipici di una frattura dell’alluce sono dolore, gonfiore, un bruciore che può durare anche per due settimane e difficoltà di movimento. I bruciori intorno all’unghia sono particolarmente frequenti nel caso in cui la frattura sia causata dalla caduta in un oggetto sull’alluce.

 

Come prevenire la frattura dell’alluce?

Per evitare le fratture dell’alluce è importante indossare sempre scarpe adatte all’attività che si sta svolgendo. Per alcune categorie di lavoratori l’uso delle scarpe antinfortunistiche è fondamentale.

 

Diagnosi

Per diagnosticare una frattura all’alluce può essere sufficiente una semplice visita medica.

Una radiografia può aiutare a localizzare il punto esatto della frattura, ma non è sempre necessaria.

Per riconoscere una frattura da stress può essere necessaria una risonanza magnetica.

 

Trattamenti

La maggior parte delle fratture delle dita dei piedi guariscono da sole in 4-6 settimane. Nel caso dell’alluce però potrebbero essere necessarie una stecca o un’ingessatura e i tempi di guarigione potrebbero allungarsi di un paio di settimane. Nei rari casi in cui parte dell’osso si fosse rotta e allontanata dalla sua sede potrebbe essere necessario un intervento chirurgico.

Il dolore e il gonfiore scompaiono nel giro di qualche giorno o una settimana. Se necessario è possibile assumere degli antidolorifici.

Nelle prime 24 ore è utile applicare spesso del ghiaccio e per ridurre il gonfiore è utile tenere il piede sollevato. L’alluce può essere fasciato per aumentare la stabilità.

L’attività fisica può essere ripresa poco alla volta solo una volta che il gonfiore sarà svanito e che sarà possibile indossare senza dolore delle scarpe in grado di proteggere l’alluce.

 

Frattura dell’anca

Frattura dell’anca

 

La frattura dell’anca consiste nella rottura della parte del femore nota come collo del femore che unisce l’osso principale della gamba all’anca nell’articolazione coxo-femorale. Si tratta di una lesione molto grave, soprattutto se colpisce una persona anziana.

La frattura dell’anca può verificarsi a qualsiasi età, ma i casi aumentano dopo i 65 anni a causa del progressivo indebolimento delle ossa per l’osteoporosi. La causa più frequente, infatti, è una banale caduta.

 

Che cos’è la frattura dell’anca?

La frattura dell’anca è una delle maggiori emergenze sanitarie in ambito geriatrico. Il 30% dei pazienti con più di 65 anni che subisce una frattura dell’anca muore dopo un anno per una combinazione di problemi innescati dalla disabilità grave provocata dalla frattura, tra i quali principalmente la perdita di autonomia. È indispensabile un trattamento chirurgico eseguito tempestivamente, seguito dalla riabilitazione e da un monitoraggio costante della salute del paziente anziano.

L’anca è un’articolazione molto complessa e si parla di frattura quando la rottura si verifica tra la cartilagine dell’articolazione e un punto posto cinque centimetri sotto il piccolo trocantere, il punto del femore in cui si inseriscono importanti muscoli che rendono possibile il movimento.

Le fratture dell’anca si classificano a seconda del punto in cui è presente una lesione intra-capsulare o extra-capsulare.

Le fratture intra-capsulari si verificano nel punto in cui il femore si unisce all’anca, la capsula, formata da fibre legamentose. È la più grave delle fratture perché si tratta di un punto molto vascolarizzato e quindi esposto al rischio di morte (necrosi) del tessuto osseo.

Si distinguono anche le fratture intertrocanteriche e sottotrocateriche.

 

Quali sono le cause della frattura dell’anca?

La principale causa di frattura dell’anca, soprattutto nell’anziano, è la caduta accidentale. Se il paziente soffre di osteoporosi il rischio è molto più alto. Nel paziente giovane, la frattura è spesso legata a incidenti stradali o a traumi sportivi.

Tra le cause collegate non bisogna dimenticare il sesso (le donne in menopausa soffrono un più rapido indebolimento delle ossa), farmaci a base di cortisone, fattori nutrizionali (quali un’alimentazione povera di calcio e vitamina D), sedentarietà, fumo e abuso di alcol.

 

Quali sono i sintomi della frattura dell’anca?

I sintomi della frattura dell’anca differiscono a seconda del punto di lesione. Generalmente la frattura provoca:

-dolore acuto

-incapacità di muoversi subito dopo la caduta

-difficoltà di stare in piedi e di scaricare il peso sul lato dell’anca lesionata

-gonfiore

-presenza di lividi e tumefazioni

-rotazione verso l’esterno della gamba interessata

-deformazione e accorciamento dell’arto interessato

Le fratture non trattate adeguatamente possono dare luogo a complicazioni che comprendono artrosi post-traumatica, infezioni, deformità, rigidità articolare, vale a dire difficoltà a muovere correttamente l’arto, andatura claudicante. La frattura dell’anca comporta anche numerose complicazioni legate alla mancanza di autonomia e alla necessità di un lungo periodo di ricovero o di allettamento. Queste comprendono: trombosi venosa, pieghe da decubito, infezioni delle vie urinarie.

 

Come prevenire la frattura dell’anca?

Le fratture del femore si prevengono ponendo particolare attenzione alla protezione delle articolazioni se si svolgono attività sportive. È buona norma non sottoporre l’articolazione a movimenti ripetuti e usuranti. Per evitare le fratture dovute a osteoporosi si dovrebbe integrare l’alimentazione con calcio e vitamina D e seguire le terapie mediche prescritte.

Per prevenire le cadute le persone anziane dovrebbero indossare scarpe comode con suole antiscivolo, rimuovere gli ostacoli presenti in casa come i tappeti, illuminare bene gli ambienti, fare attenzione se si cammina all’esterno su superfici scivolose.

Gomito del tennista o epicondilite

Gomito del tennista o epicondilite

 

Il “gomito del tennista” è un’espressione che viene comunemente utilizzata per indicare l’epicondilite, un’affezione a carico del gomito dovuta alla degenerazione di un tendine alla sua inserzione ossea sull’epicondilo omerale (piccola sporgenza ossea terminale dell’omero che si trova nel gomito). Questa condizione, che provoca dolore anche molto intenso, è una conseguenza del sovraccarico tendineo dovuto a una continua sollecitazione dei muscoli epicondiloidei (quei muscoli, cioè, che permettono l’estensione del polso e delle dita della mano). La fascia di età più colpita da questo disturbo è quella dai 30 ai 50 anni.

 

Che cos’è il gomito del tennista?

Il gomito del tennista è una patologia degenerativa – se non trattata peggiora con il passare del tempo – e di solito è determinata da un sovraccarico funzionale (da un uso, cioè, eccessivo e continuato del gomito).  La condizione può essere provocata dalla ripetizione di movimenti anche leggeri, come l’utilizzo del mouse o la digitazione sulla tastiera del computer.

 

Quali sono le cause del gomito del tennista?

Come anticipato poc’anzi il gomito del tennista di solito è determinato da un  eccessivo e continuato del gomito. Si manifesta quindi più frequentemente in quei soggetti che, a causa di specifiche attività sportive o lavorative, ripetono frequentemente movimenti che interessano gomito, polso e mano.

 

Quali sono i sintomi del gomito del tennista?

Il dolore a livello del gomito è il sintomo più indicativo dell’epicondilite. Inizialmente il dolore è circoscritto al gomito, si manifesta quando si compiono movimenti di estensione del polso o della mano contro una resistenza e tende ad aumentare se sollecitato attraverso movimenti che richiedono il coinvolgimento dei muscoli dell’avambraccio. Se l’affezione non viene trattata, il dolore può irradiarsi lungo l’avambraccio e persistere anche a riposo.

 

Come si previene il gomito del tennista?

Per prevenire lo sviluppo dell’epicondilite è necessario limitare al minimo quelli che sono i fattori di rischio legati allo sviluppo di questa condizione.

Tra questi:

-sovraccarico funzionale dei muscoli e dei tendini del gomito.

-sforzi eccessivi connessi ai movimenti del braccio, e in particolare del gomito.

-danni diretti (come i movimenti scorretti o l’eccessiva estensione dell’avambraccio).

Infiammazione della cuffia dei rotatori

Infiammazione della cuffia dei rotatori

 

La cuffia dei rotatori è il complesso dei quattro muscoli (con i rispettivi tendini) che concorre al movimento dell’articolazione della spalla nei vari piani dello spazio e che tiene stabile l’articolazione fra la scapola e l’omero (l’osso che appartiene alla parte superiore del braccio).

La tendinite della cuffia dei rotatori è l’infiammazione di uno (o più) tendini che la costituiscono, mentre la borsite è l’infiammazione di una delle borse (cioè piccole “sacche” con un contenuto fluido che servono a diminuire gli attriti durante i movimenti).

 

Che cos’è l’infiammazione della cuffia dei rotatori?

Un’infiammazione dei tendini della cuffia dei rotatori è una condizione molto comune e viene caratterizzata generalmente da dolore (presenta sia col movimento che a riposo) e da limitazione nell’esecuzione di alcuni movimenti.

Spesso, specialmente quando la causa dell’infiammazione è l’eccessivo sforzo, l’infiammazione si risolve attraverso il riposo, il ricorso a farmaci antinfiammatori e a terapie fisiche e fisioterapiche.

 

Quali sono le cause dell’infiammazione della cuffia dei rotatori?

L’infiammazione della cuffia dei rotatori può essere causata da traumi, dall’eccessiva ripetizione di movimenti che stressano l’articolazione fra scapola e omero, dalla naturale degenerazione delle strutture tendinee dovuta all’età o da postura e movimenti impropri per l’articolazione. Ancora più frequente è che sia causata da una combinazione dei fattori appena descritti.

 

Quali sono i sintomi dell’infiammazione della cuffia dei rotatori?

L’infiammazione della cuffia dei rotatori è caratterizzata da dolore, a volte difficilmente localizzabile, della spalla sia con i movimenti che  a riposo (soprattutto nelle ore notturne), da debolezza muscolare della spalla e da perdita di ampiezza nei relativi movimenti.

 

Quali sono i fattori di rischio dell’infiammazione della cuffia dei rotatori?

Alcuni tipi di attività sportiva sollecitano particolarmente l’articolazione fra scapola e omero o la espongono a una maggiore probabilità di infiammazione. Fra questi, i più diffusi sono tennis, nuoto, canottaggio, sollevamento pesi, basket, rugby e tutti gli sport di lancio.

L’età, inoltre, è uno dei fattori più importanti, poiché con l’aumentare dell’età diminuisce l’afflusso di sangue all’articolazione, e con esso la quantità di proteine fibrose (soprattutto collagene) che vengono fissate a tendini e muscoli. È questo il motivo per cui la maggior parte delle persone anziane ha problemi con la cuffia dei rotatori e presenta spesso lesioni, anche asintomatiche.

Anche patologie metaboliche (es. diabete) o abitudini di vita (fumo) predispongono allo sviluppo di patologie a carico della cuffia dei rotatori.

L’infiammazione può tuttavia derivare anche dallo svolgimento di un lavoro che sollecita l’articolazione in modo continuo o da una predisposizione personale, dovuta alla naturale conformazione dell’articolazione o alla debolezza muscolare.

 

Come prevenire l’infiammazione della cuffia dei rotatori?

Mentre non è possibile avere la certezza di prevenire l’infiammazione della cuffia dei rotatori, è facile diminuire le possibilità di una infiammazione e di una lacerazione traumatica o da degenerazione attraverso i seguenti accorgimenti:

-esercitare regolarmente la spalla per mantenere flessibilità e forza della muscolatura.

-fare attenzione agli sforzi che riguardano l’articolazione fra spalla e omero.

-riposo quando l’articolazione duole o è infiammata.

-sottoporsi ad un controllo specialistico in caso di persistenza della sintomatologia.

 

Diagnosi

L’infiammazione della cuffia dei rotatori si diagnostica solitamente attraverso l’esame fisico, in quanto il dolore nel compiere certi movimenti è sufficiente a confermare la condizione. Metodi più approfonditi, come la risonanza magnetica o l’ecografia della spalla, servono a escludere che il dolore sia dovuto ad altre condizioni, come lacerazioni o fratture.

La radiografia, invece può essere utilizzata per rendere visibili eventuali imperfezioni ossee che ne sono talvolta la causa della lenta consunzione del tendine, o per evidenziare eventuali calcificazioni del tendine dovute alla degenerazione.

 

Trattamenti

Nella maggior parte dei casi un periodo di riposo, l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei e l’impiego di terapie fisiche e fisioterapiche sono misure sufficienti per trattare l’infiammazione della cuffia dei rotatori.

Nei casi in cui il problema risulta di maggiore entità, può essere consigliata la terapia con onde d’urto focali. Questa terapia è indicata sia in presenza di calcificazioni che in loro assenza poiché non serve a “rompere” i depositi di calcio, ma si basa su una stimolazione meccanica dei tessuti della spalla allo scopo di indurre un effetto antinfiammatorio e rigenerativo.

In alcuni specifici casi, lo specialista può prescrivere invece un trattamento basato su infiltrazioni di corticosteroidi, per alleviare più rapidamente l’infiammazione.

In alcuni ancora più rari casi (meno dell’1%) si può arrivare alla necessità di un intervento chirurgico per risolvere non tanto il problema dell’infiammazione tendinea, quanto la presenza di eventuali lesioni associate.

Lesione del legamento crociato anteriore

Lesione del legamento crociato anteriore

 

Il legamento crociato anteriore è uno dei quattro legamenti più importanti del ginocchio.  Si incrocia, insieme al legamento crociato posteriore, al centro dell’articolazione. La sua funzione è quella di stabilizzare il ginocchio impedendo lo spostamento anteriore della tibia rispetto al femore.

Traumi distorsivi diretti o indiretti che causano rotazioni forzate o un’eccessiva estensione del ginocchio possono causarne la rottura totale o parziale. La lesione del LCA è uno dei traumi sportivi più comuni, in modo particolare nello sci e nel calcio.

 

Che cos’è il legamento crociato anteriore?

Il legamento crociato anteriore è un fascio di tessuto fibroso molto resistente, posto al centro dell’articolazione del ginocchio ed ha un ruolo fondamentale nel garantirne la stabilità sia nei movimenti di flesso-estensione che di rotazione. È costituito funzionalmente da due fasci, uno antero-mediale più voluminoso ed uno postero-laterale più piccolo.

 

Quali sono le cause della lesione del legamento crociato anteriore?

Esso può essere sottoposto a forti sollecitazioni meccaniche soprattutto durante l’attività sportiva e può andare incontro a rottura. Il meccanismo di lesione più frequente, è il movimento involontario di valgo-rotazione-esterna mentre il piede è fisso al suolo.

Gli sport in cui sono più frequenti questi meccanismi traumatici sono il calcio, lo sci e la pallacanestro. Gli incidenti stradali sono la seconda causa principale di lesione del legamento. L’entità e il tipo di lesione, sono correlati all’intensità del trauma per cui potremmo avere una lesione parziale o totale. Spesso si associano anche lesioni ad altre strutture come la cartilagine, i menischi o i legamenti collaterali.

 

Quali sono i sintomi della lesione del legamento crociato anteriore?

Quando avviene una lesione del legamento crociato anteriore il paziente sente il ginocchio cedere e ha la sensazione che qualcosa si sia rotto all’interno del suo ginocchio oppure che qualcosa sia andato fuori posto. I sintomi principali sono il dolore, il gonfiore e la difficoltà a muovere l’articolazione. Solitamente dolore e gonfiore si risolvono nel giro di 2 settimane circa dopo il riposo e l’utilizzo di ghiaccio e FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei)  mentre permane l’instabilità che non permette al paziente di ritornare alla pratica sportiva.

 

Prevenzione

La prevenzione delle lesioni da sport si ottiene ponendo particolare attenzione alla sicurezza durante lo svolgimento di attività sportive anche non agonistiche e mantenendo sempre un buon tono della muscolatura della gamba che funga da protezione per il ginocchio.

 

Diagnosi

Per la diagnosi il medico procede ad un esame dell’articolazione e di alcuni specifici test che consentono di valutare la lassità legamentosa del ginocchio. Tra gli esami usati vi sono:

-test di Lachman

-jerk test

-test del cassetto anteriore

A questo si aggiungono gli esami strumentali che includono:

-esame radiografico del ginocchio per valutare eventuali fratture o lesioni ossee associate

-risonanza magnetica per la valutazione delle lesioni legamentose e meniscali

 

Trattamenti

Una volta effettuata la diagnosi di lesione del legamento crociato anteriore la cura può essere conservativa o chirurgica. Inizialmente il medico potrà consigliare un periodo di riposo associato a terapie con farmaci antinfiammatori e l’applicazione di ghiaccio locale. La scelta corretta del trattamento dipende dalla valutazione di fattori come l’età del paziente, la richiesta funzionale e lo stile di vita.

In presenza di una lesione del legamento crociato anteriore è possibile svolgere le normali attività di vita quotidiana evitando tuttavia di praticare attività sportive ed in modo particolare sport da contatto e che richiedono cambi direzionali durante il movimento come il calcio, lo sci, il basket e la pallavolo. In caso di lesione parziale a volte è possibile evitare l’intervento facendo ginnastica di rinforzo dei muscoli della coscia.

Una lesione totale non riparata, invece, espone l’articolazione al rischio di nuove distorsioni che possono poi causare lesioni ai menischi o alla cartilagine e allo sviluppo di un’artrosi precoce. Per questo, il trattamento chirurgico viene proposta a tutti i pazienti giovani.

La chirurgia di riparazione del legamento crociato anteriore è una procedura usata molto frequentemente ed è finalizzata alla ricostruzione del legamento leso con un tessuto sostitutivo. Questo può essere un tendine prelevato dallo stesso paziente (innesto) o, più raramente un tessuto prelevato da un donatore di organi (trapianto).

Nel caso di innesto il tessuto prelevato può essere la porzione centrale del tendine rotuleo (che connette la rotula con la tibia), i tendini della zampa d’oca (gracili e semitendinosi) oppure la porzione centrale del tendine quadricipite.

L’intervento chirurgico, ormai eseguito con tecnica artroscopia, comprende quattro fasi:

-l’asportazione dei residui del legamento crociato anteriore danneggiato e la preparazione dell’alloggiamento del nuovo legamento

-la realizzazione di tunnel ossei nel femore e nella tibia per l’inserimento del nuovo legamento

-l’inserimento del nuovo legamento nell’articolazione

-la fissazione del neo-legamento

La tecnica artroscopica è una procedura mini-invasiva, che può essere eseguita in anestesia loco-regionale e che, mediante un apparecchio chiamato artroscopio, permette di visualizzare le strutture articolari del ginocchio.

La tecnica a cielo aperto non si utilizza più se non per riparare altre strutture del ginocchio come in caso di lussazione della rotula o di gravi lesioni della capsula articolare.

La riabilitazione è indispensabile per un recupero completo della funzionalità e dell’articolarità del ginocchio. Il programma riabilitativo può variare a seconda della tecnica chirurgica utilizzata e del tipo di procedure chirurgiche eseguite. Essa si basa comunque su esercizi che permettono un recupero completo della mobilità e del tono muscolare della gamba.

Lesione del legamento crociato posteriore

Lesione del legamento crociato posteriore

 

Il legamento crociato posteriore è strutturalmente il più grosso e il più robusto dei legamenti del ginocchio. Il nome deriva dalla sua inserzione sulla parte posteriore della tibia. Esso concorre con il legamento crociato anteriore alla stabilità dell’articolazione.

La lesione del legamento crociato posteriore (LCP) è molto più rara di quella del legamento crociato anteriore e spesso è causata da traumi sportivi o da incidenti automobilistici. Si verifica tipicamente in caso di impatto del ginocchio contro il cruscotto dell’auto durante un incidente stradale (trauma da cruscotto) e anche in molti sport di contatto.

 

Che cos’è il legamento crociato posteriore?

Il legamento crociato posteriore è un fascio di tessuto fibroso molto resistente, teso tra il femore e la tibia ed ha un ruolo fondamentale nel garantirne la stabilità del ginocchio impedendo la traslazione posteriore della tibia. È costituito funzionalmente da due fasci, uno antero-laterale ed uno postero-mediale.

 

Quali sono le cause della lesione del legamento crociato posteriore?

La lesione del legamento crociato posteriore è molto meno frequente di quella del legamento crociato anteriore e rappresenta circa il 10% di tutti i casi di lesione del ginocchio.

Il legamento si lesiona generalmente per traumi violenti (cosiddetti ad alta energia), frequenti durante incidenti stradali o per traumi meno violenti (a bassa energia), possibili anche durante la pratica sportiva. Generalmente è necessario un impatto molto forte sulla parte anteriore della tibia che può verificarsi durante la pratica di sport da contatto quali il rugby o l’hockey.

 

Quali sono i sintomi della lesione del legamento crociato posteriore?

I sintomi della lesione del legamento crociato posteriore sono importanti come quelli di una lesione del legamento crociato anteriore. Anche in questo caso è possibile avvertire una sensazione di rottura all’interno del ginocchio durante il trauma e si può presentare dolore e difficoltà a muovere il ginocchio, soprattutto in pendenza e nello scendere le scale. La lesione isolata del legamento crociato posteriore tuttavia non causa fenomeni di instabilità articolare.

 

Prevenzione della lesione del legamento crociato posteriore

La prevenzione delle lesioni da sport si ottiene ponendo particolare attenzione alla sicurezza quando si svolgono attività sportive anche non agonistiche e mantenendo sempre un buon tono trofismo della muscolatura della gamba che funga da protezione per il ginocchio.

 

Diagnosi

Per la diagnosi il medico procede ad un esame dell’articolazione e si avvale di alcuni specifici test che consentono di valutare la lassità legamentosa del ginocchio.

A questo si aggiungono gli esami strumentali che includono:

-esame radiografico del ginocchio per valutare eventuali fratture o lesioni ossee associate

-risonanza magnetica per la valutazione delle lesioni legamentose e meniscali

-TC per valutare eventuali lesioni ossee associate

 

Trattamenti

Il legamento crociato posteriore, contrariamente all’anteriore, ha una discreta capacità di guarire e sviluppare una “cicatrice” funzionalmente valida. In molti casi di lesione parziale un buon trattamento fisioterapico riesce efficacemente a ripristinare una buona funzionalità del ginocchio. Ad esso si associa spesso l’utilizzo di un tutore specifico che mantiene il ginocchio nella posizione più consona a favorire la guarigione.

L’intervento chirurgico è indicato quando la rottura è completa ed interferisce con la funzionalità del ginocchio oppure in caso di fallimento della terapia conservativa. Viene consigliato a tutti i pazienti giovani con lo scopo di prevenire una precoce usura (artrosi) e favorire un ritorno alla pratica sportiva.

La chirurgica di riparazione del legamento crociato posteriore è una procedura finalizzata alla ricostruzione del legamento leso con un tessuto sostitutivo. Questo può essere un tendine prelevato dallo stesso paziente (innesto) o, più raramente, un tessuto prelevato da un donatore di organi (trapianto).

Nel caso di innesto il tessuto prelevato può essere la porzione centrale del tendine rotuleo (che connette la rotula con la tibia), i tendini della zampa d’oca (gracile e semitendinosi) oppure la porzione centrale del tendine quadricipite.

L’intervento chirurgico, ormai eseguito con tecnica artroscopia, comprende quattro fasi:

-l’asportazione dei residui del legamento crociato posteriore danneggiato e la preparazione dell’alloggiamento del nuovo legamento

-la realizzazione di tunnel ossei nel femore e nella tibia per l’inserimento del nuovo legamento

-l’inserimento del nuovo legamento nell’articolazione

-la fissazione del  nuovo legamento

La tecnica artroscopica è una procedura mini-invasiva, che può essere eseguita in anestesia loco-regionale e che, mediante un apparecchio chiamato artroscopio, permette di visualizzare le strutture articolari del ginocchio.

La tecnica a cielo aperto non si utilizza più se non per riparare altre strutture del ginocchio lesionate, come in caso di lussazione della rotula o di gravi lesioni della capsula articolare.

La riabilitazione è indispensabile per un recupero completo della funzionalità e dell’articolarità del ginocchio. Il programma riabilitativo può variare a seconda della tecnica chirurgica utilizzata e del tipo di procedure chirurgiche eseguite. Essa si basa comunque su specifici esercizi che permettono un recupero completo della mobilità e del tono trofismo muscolare della gamba.

 

Lesioni meniscali

Lesioni meniscali

 

I menischi sono 2 cuscinetti di fibrocartilagine a forma di C presenti nel ginocchio. Essi si interpongono tra femore e tibia e fungono da ammortizzatori dell’articolazione. Le lesioni meniscali sono piuttosto frequenti, colpiscono soggetti di qualsiasi età e possono essere di origine traumatica, come conseguenza di un trauma o una distorsione, di origine degenerativa oppure correlate a malformazioni congenite (come ad esempio menisco discoide).

 

Cosa sono i menischi?

I menischi sono degli elementi di fibro-cartilagine con forma simile a una “C” inseriti tra le due ossa del femore e della tibia. La loro principale funzione è quella di assorbire gli urti a cui il ginocchio è sottoposto ogni giorno permettendo una migliore distribuzione dei carichi sulla cartilagine articolare e una corretta meccanica di movimento.

 

Quali sono le cause della lesione del menisco?

La lesione del menisco è la più comune lesione del ginocchio. Essa infatti può avvenire a causa di un processo degenerativo, in caso di lavori che obbligano in maniera eccessiva a una certa posizione oppure in seguito a traumi di varia origine, tra cui quelli di tipo sportivo.

 

Quali sono i sintomi della lesione del menisco?

Il sintomo più caratteristico è il dolore associato, o meno, al rigonfiamento dell’articolazione. Spesso è possibile avere dei blocchi articolari con impossibilità a flettere o estendere il ginocchio a causa di frammenti di menisco lesionato che interferiscono con la normale mobilità.

Il dolore può poi causare perdita di forza del quadricipite e limitazioni funzionale.

 

Diagnosi

Per la diagnosi il medico procede ad un esame dell’articolazione e di alcuni specifici test che consentono di valutare l’integrità o meno dei menischi. Tra gli esami più usati:

-test di Appley

-test di McMurray

-palpazione della rima articolare

A questo si aggiungono gli esami strumentali che includono:

-l’esame radiografico del ginocchio per valutare eventuali fratture o lesioni ossee associate

-la risonanza magnetica rappresenta l’esame strumentale avanzato più idoneo per la diagnosi e per la valutazione delle lesioni legamentose e catilaginee

 

Prevenzione delle lesioni del menisco

La prevenzione delle lesioni traumatiche si ottiene ponendo particolare attenzione alla sicurezza quando si svolgono attività sportive anche non agonistiche e mantenendo sempre un buon tono della muscolatura della gamba che funga da protezione per il ginocchio. Può essere utile correggere fattori predisponenti come le deviazioni dell’asse della gamba, come il ginocchio varo (gambe a O) e il ginocchio valgo (gambe a X) o eventuali lesioni legamentose. Nel caso di lesioni degenerative è necessario evitare il sovrappeso con una dieta equilibrata associata a regolare attività fisica.

 

Trattamenti

Il trattamento conservativo solitamente è indicato come prima linea di trattamento soprattutto in caso di lesioni meniscali di tipo degenerativo in pazienti di non più giovane età. I trattamenti consistono in:

-riposo

-ghiaccio locale

-FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei)

-fisioterapia

-terapie fisiche

Se il trattamento conservativo fallisce oppure in caso di giovane età del paziente, di blocco articolare o di lesione traumatica è necessario intervenire chirurgicamente. Se possibile la lesione meniscale viene suturata, ma purtroppo molto spesso è necessario rimuovere la parte di menisco lesionata. L’intervento viene eseguito con tecnica artroscopica mediante l’esecuzione di due piccole incisioni nel ginocchio attraverso cui è possibile far entrare un apparecchio chiamato artroscopio, che permette di visualizzare le strutture articolari del ginocchio e gli strumenti usati per rimuovere o suturare il menisco.

La tecnica a cielo aperto non si utilizza più se non per riparare altre strutture del ginocchio lesionate come in caso di lussazione della rotula o di gravi lesioni della capsula articolare.

La riabilitazione è indispensabile per un recupero completo della funzionalità e dell’articolarità del ginocchio. Il programma riabilitativo si basa su specifici esercizi che permettono un recupero completo della mobilità e del tono muscolare della coscia.